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Pioli riparte da quei fantastici 45 minuti. Ma otto mesi dopo è tutt’altro derby

È cambiato molto da quel 9 febbraio che vide i rossoneri arrendersi ai cugini. È cambiato il clima, la condizione mentale e ultimo aspetto, ma non per importanza, la posizione in classifica. Il Milan sabato sera potrà osservare Conte dalla vetta della classifica, consapevole che c’è ancora tutto da conquistare. A partire proprio dal derby, che nel pianeta rossonero non viene vinto da secoli. È cambiata la considerazione di mister Pioli, in quel periodo preda delle voci che rimbombavano dalla Germania. Insomma, non è più il Milan di otto mesi fa, anche se quella squadra era in procinto di un cammino da assoluta protagonista che ancor oggi prosegue su tali standard. Forse proprio grazie a quel derby dominato per un tempo intero, dal quale i rossoneri ne sono usciti sconfitti ma con una marcia in più. Se considerassimo unicamente la classifica del nuovo anno, Pioli avrebbe già messo in curriculum la qualificazione alla Champions League, piazzamento che al giorno d’oggi conta come uno scudetto. Questa volta sembra essersi riaccesa quella fiammella di speranza spentasi a Ferrara 2019, ma la conquista del quarto posto passa anche da successi come quelli di sabato.

Il derby un girone dopo: i rossoneri ripartono dai primi 45’, ma con tutt’altra maturità

Per non ricadere negli stessi errori mister Pioli dovrà ripartire proprio da quei 45 minuti di dominio, analizzando ciò che non ha funzionato dopo l’intervallo. Eppure, da quella gara, c’è stato un upgrade importante. Otto mesi fa tra gennaio e Febbraio i rossoneri avevano appena ‘scoperto’ Zlatan Ibrahimovic, alle sue prime partite da titolare. Con lo svedese in campo il Milan aveva trionfato a Cagliari, a Brescia e a San Siro contro l’Udinese. Poi il passo falso contro il Verona. Il derby arriva ad ogni modo dopo un filotto di risultati utili positivi e questo basta per accendere le speranze dei tifosi. Ma c’è un problema: durante la stagione Giampaolo e Pioli non erano riusciti a strappare neanche un successo in tutti gli scontri diretti, portando a casa un misero punto contro il Napoli. L’iniezione di fiducia dei big match non è mai arrivata e questo ha pesato nella stracittadina. Dopo il gol di Brozovic la banda Pioli ha mostrato gli aculei chiudendosi attorno a sé stessa, ha smesso di giocare a calcio e le conseguenze si sono viste in poco più di venti minuti. Ora la capacità di far gioco e la fantasia sono il cavallo di battaglia di Ibra e compagni che continuano a macinare punti su punti. E poi, nel post lockdown, la squadra ha annichilito Lazio, Roma e Juventus, pareggiando contro un ottimo Napoli ed una straordinaria Atalanta. E senza dimenticarci della vittoria di Reggio Emilia. Insomma, c’è fiducia e si vede. Come ha detto Pioli in conferenza pre Milan-Spezia, ora il leader sta diventando il gruppo.

Il derby un girone dopo: la svolta dei singoli

La svolta dei rossoneri però passa soprattutto dai singoli. Ci ricordiamo chi erano Kjaer, Calhanoglu e Kessie lo scorso 9 febbraio? Il primo peccava di precisione, era appena arrivato a Milano dopo un periodo difficile a Bergamo e le difficoltà erano evidenti. Basti pensare alla facilità con cui si lasciò scavalcare da Lukaku nella rete che sancì la vittoria dei cugini. Adesso Kjaer è un punto fermo della retroguardia, preciso e puntuale e non a caso spesso è tra i voti che spiccano nelle pagelle rossonere. In mezzo al campo Kessie è tutt’altro giocatore. Criticato per il suo disordine in mediana, l’ivoriano risponde con intelligenza tattica e pure qualche gol. Anche dal punto di vista comportamentale il ragazzo ha fatto grandissimi progressi. Il Kessie che sfiora la rissa con Biglia o che mostra alla curva la maglia di un avversario è un lontano ricordo, ora i tifosi si stanno godendo un vero professionista all’altezza della situazione. E parlando di svolta, probabilmente la più netta è stata quella di Hakan Calhanoglu. Finalmente il turco ha trovato la propria dimensione e gioca da vero 10 con gol e assist. Se qualcuno guardava di cattivo occhio il post lockdown ora può lucidarsi gli occhiali di fronte alla prestazione di Europa League in Portogallo. Leader, decisivo. Sarà il primo derby da vero 10, nella speranza dei tifosi che sia il primo dei tanti.

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