Caro Pioli, quel Lecce fu il presagio della tua esperienza rossonera

Tutto riparte da dove era iniziato. Così per il Milan, così per Stefano Pioli. Ad inizio campionato Romagnoli e compagni hanno esordito allo stesso modo del post lockdown: poca sostanza e tante incertezze. Allo stesso modo, mister Pioli riprenderà da dov’era cominciato il suo percorso. Era un Milan-Lecce del 20 Ottobre, una serata che doveva segnare il cambio di rotta tra il disastro Giampaoliano e la cavalcata verso l’Europa. Alle critiche rivolte nei confronti dello scarso impiego dei nuovi, Pioli risponde buttando nella mischia Leao e Theo Hernandez assieme a Calhanoglu e Paquetà, altri due nomi nel mirino di tutti. Eppure quei 90 minuti di San Siro, conditi dall’intoppo finale, sono la fotografia di come è stata e di come si prospetta essere l’avventura del tecnico emiliano al timone del Milan.

Alti e bassi ed un’illusione finale

Pronti e via. Il compleanno del neo tecnico rossonero viene addolcito da una mezzora di grande calcio. A sorpresa, il migliore in campo è Hakan Calhanoglu, autore del gol del vantaggio dopo un quarto d’ora. In complesso, il primo tempo regala ai tifosi il miglior Milan della stagione: spunti e conclusioni, palleggio e fiducia, ingredienti che nelle partite del Maestro Giampaolo sono sempre mancati. Il tutto lascia pensare ad un buon inizio condito da tre punti, ma dopo un’ora ecco la prima pecca: braccio largo di Conti, è calcio di rigore e pareggio di Babacar. In quel momento la sensazione è che la squadra abbia accusato il colpo e che siano riapparsi i fantasmi dei mesi precedenti. A quel punto Pioli inserisce Kris Piatek e toglie Leao, autore di una buona gara ma sprecone sotto porta. Il polacco pare più determinato ed intraprendente del portoghese e, dopo 10 minuti, ecco il 2-1. San Siro esplode di gioia, festeggiando il primo gol su azione dell’ex Genoa sperando in una svolta. Il match prosegue con alti e bassi, ma con la situazione che pare ormai in controllo. L’arbitro segnala 4 minuti di recupero e , al secondo, un lampo di Calderoni illumina il cielo di Milano, regalando di fatto il pareggio ai pugliesi. Un 2-2 dal sapore amaro. Perché, se da una parte si è visto un Milan con un’identità, dall’altra la classifica non fa sconti ed i rossoneri rimangono preda di un’Europa sempre più lontana.

La sintesi della stagione: impennata finale, poi l’addio

Dopotutto, proprio questo sta accadendo a mister Pioli. Dopo un avvio promettente, i risultati non decollano, complice anche un calendario difficile. Poi l’impennata, con le vittorie di Cagliari, Udinese, Brescia e Torino, oltre ad un pareggio importante (e polemico) in casa della Fiorentina. E per concludere, l’intoppo finale, con Gazidis che consacra Ralf Rangnick e lo costringe (Pioli) a dire addio alla panchina rossonera. Ormai manca sono l’ufficialità. Ma di questo se ne riparlerà ad Agosto, per ora tutto tace. E così deve essere, perché è giusto che Pioli abbia il rispetto di 8 mesi svolti con passione e professionalità. Ora toccherà l’impegno più difficile: motivare dei ragazzi che tra pochi mesi non saranno più “suoi” e cercare di staccare il pass per la prossima edizione dell’Europa League. Competizione che, in un modo o nell’altro, ricorderà il lavoro ed il sudore di un tecnico che ora merita le scuse di tutto coloro che lo hanno etichettato ad Ottobre.

Alberto Carraro
Alberto Carraro
Sono Alberto e ho 25 anni. Amante del calcio da sempre, nel 2019 ho iniziato a coltivare la mia passione per il giornalismo, tramutata poi in scrittura di articoli ma anche realizzazione di grafiche per Milanpress.it. Sono inoltre un appassionato di statistiche, cerco sempre di unire il mondo dei dati a ciò che vediamo sul campo e a provare a trarne delle analisi interessanti.

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