Lieto fine Pioli: ma Ivan, che confusione! La storia di un progetto buttato all’aria per un mese vittorie

Una serata memorabile: il decimo (se consideriamo il pari di Coppa Italia) risultato utile consecutivo, la prima doppietta di Ibrahimovic dal suo ritorno in rossonero e la conferma di Pioli fino al 2022: insomma, tutto ciò che (la maggior parte de) i tifosi rossoneri speravano, ma senza troppa convinzione. Già, perché ieri nel bel mezzo del primo tempo del Mapei Stadium, la notizia di un imminente rinnovo di Rangnick con il Lipsia, confermato poco dopo dalle parole del suo agente: “Non è il momento giusto perché le strade di Ralf e del Milan si sposino”. Come se nulla fosse, ieri sera, Stefano Pioli si è ritrovato da un tempo all’altro da scaricato a confermato per altri due anni.

Giusto così. Perché la professionalità e la signorilità – come ha ribadito lo stesso Paolo Maldini, un altro che a quanto pare è destinato a rimanere – devono per forza pagare, è un discorso di meritocrazia. Perché la squadra, intorno al tecnico ex Fiorentina ha fatto quadrato e ha trovato quella consapevolezza nei propri mezzi che fino a prima non aveva avuto, lottando con e per lui nonostante fosse da febbraio l’ex allenatore del Milan. Perché imbarcarsi in un progetto complicato e rivoluzionario come quello del GegenPressing in un’estate calcistica come quella che seguirà tra poco è da considerare praticamente una follia.

Una progettualità impulsiva e improvvisata

Tutto bello insomma? No, in questa pagina da Libro Cuore una nota stona ed è – immancabilmente – quella relativa a Ivan Gazidis. Cosa frulla nella testa dell’AD rossonero? A quanto pare sono bastati una serie di risultati utili consecutivi – maturati peraltro in un contesto anomalo quanto straordinario, senza togliere alcun merito ai ragazzi – e qualche dichiarazione a favore del mister per mandare a ramengo otto (stando a quanto rivelato da Zvonimir Boban a febbraio) mesi di progetto ormai praticamente scritto. Avrebbe dell’incredibile e se ci leviamo dagli occhi la nebbia provocata dall’ebbrezza dei 24 punti su 27 delle ultime 9 gare e della vittoria morale e personale del mister, c’è da ammettere l’ennesima figura barbina di una società, di una progettualità impulsiva e improvvisata.

La difesa di Ivan

Proviamo però a spezzare una lancia a favore del “povero” Ivan e a capire se poi, in realtà, sotto questo cambio di rotta dettato dal “gioco spettacolare ed europeo” dell’ultimo Milan ci sono altre ragione. Nonostante sembrasse tutto fatto per Rangnick, in realtà il club di via Aldo Rossi e il gruppo RedBull avrebbero dovuto ancora accordarsi sulla milionaria buonuscita del manager tedesco, da contratto legato agli austriaci per altri due anni. Probabile che Gazidis abbia considerato incongrua ed esagerata la cifra richiesta. Un po’ come la volpe ha fatto con l’uva, l’ex Arsenal può aver ripiegato. Probabile anche che lo stesso Rangnick ci abbia ripensato dopo aver visto un gruppo così legato al suo condottiero e così amalgamato. La storia di Benitez all’Inter insegna: quando una squadra lascia a malincuore una guida e un progetto, rivoluzionarlo può diventare molto pericoloso e controproducente.

Probabile, ancora, che sia solo stato tutto rimandato. Il letterale “Non è il momento giusto” può lasciare intendere – appunto, come anticipato sopra – che le parti non abbiano considerato questo breve scorcio temporale tra la fine dell’attuale stagione e l’inizio della prossima idoneo e sufficiente per imbastire una strategia di mercato mirata e una preparazione, non solo atletica, ma anche tattica, necessaria al funzionamento del gioco di Rangnick.

E Boban?

Chi lo sa. Resta il fatto che ancora una volta la società Milan ha lasciato un inequivocabile segnale di incoerenza e scarsa esperienza, mascherato per fortuna dal clamore mediatico degli ultimi successi rossoneri e dall’affetto dei tifosi per Pioli. Ma che sia l’ultima volta. E rimane anche, non si può tralasciare, la dipartita di Boban: alla fine ci aveva visto lungo o non aveva capito nulla? Difficile immaginare che l’ex CFO abbia buttato all’aria il suo rapporto con il Diavolo per qualcosa di inventato, o solo sospettato. Di certo un accordo c’era, che è saltato. Il perché lo si può scoprire solo dietro le segrete – neanche troppo – scrivanie di Casa Milan.

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