Il peso e l’importanza di Matteo Gabbia, tra campo, fascia “virtuale” e milanismo

La tragica scomparsa dell’eterno Capitano ha travolto l’ambiente Milan nel suo complesso, unendo tutte le generazioni tra racconti epici e momenti di commozione. Il gruppo squadra come sappiamo è da alcuni giorni in Australia e per diverse ragioni impossibilitato a muoversi.

Non è un caso che l’unico ad esporsi, l’unico a parlare, l’unico a compiere il gesto di porre una corona di fiori sotto al murales di Baresi a Perth, sia stata Gabbia. Matteo è la Milan dal 2012, da quando aveva 13 anni e si è allontanato da Milanello due stagioni in prestito a Lucchese e Villareal durante i suoi ormai 15 anni in rossonero.

Gabbia capitano in pectore

Un’infanzia da milanista, non solo a livello di campo ma anche in famiglia. Per lui la maglia del Diavolo ha un peso, ne sente la responsabilità. Ha spesso dimostrato senso d’appartenenza, dando tutto in campo, lavorando per migliorare e soprattutto mettendoci la faccia nei post partita più tosti e sportivamente dolorosi degli ultimi anni.

Formalmente non è capitano, ma per molti aspetti potremmo considerarlo capitano in pectore. Questa annata sarà un’annata dove potrebbe non esser titolare indiscusso come ormai siamo abituati. È già arrivato Gila che potrebbe far il perno centrale della difesa a 3 ed in generale la società sta cercando anche un altro profilo per il pacchetto arretrato.

Possibile dunque avrà meno minuti, ma resta un punto di riferimento importante per lo spogliatoio per tutti quegli aspetti off the pitch che in questi giorni stiamo riscoprendo in tanti. È l’unico prodotto del vivaio prodotto dal nostro settore giovanile e sta crescendo un autentico milanista d’altri tempi.

Condividi

Più letti

Leggi anche
Milanpress