Altro giro, altra corsa. Di critiche e polemiche. Alzi la mano chi si aspettava ancora una volta un Paulo Fonseca messo in discussione alle prime nuove difficoltà post derby. Un po’ tutti sicuramente, e così sarà fino alla fine. Già Leverkusen aveva fatto scattare il primo campanello d’allarme, confermato a Firenze soprattutto per le situazioni grottesche e per come è arrivata la sconfitta.
Già, perché non sono le sconfitte – quattro in nove partite – in sé a funestare l’animo dei tifosi bensì il modo in cui arrivano ed il senso di impotenza davanti ad un Milan recidivo e che incappa sempre negli stessi errori. Un tempo regalato agli avversari è ormai diventata la prassi di questa stagione. La mancanza di leader e leadership ne è un’altra. I famosi cinque capitani da un lato possono far responsabilizzare più persone contemporaneamente ma dall’altro rischiano di creare ancor più confusione di quanta ce ne sia. Chi è il vero leader di questa squadra? Al momento non pare esserci.
Veniamo poi ad un altro fondamentale problema, strettamente collegato al discorso di leadership appena citato. I rigori di Firenze assomigliano tanto, tantissimo al cooling break di Roma. Caso vuole che uno dei protagonisti sia sempre lo stesso, Theo Hernandez. Ma questa è un’altra storia. Il focus è su quella che sembra la scarsa considerazione che i giocatori abbiano di mister Fonseca. Un allenatore poco seguito che, quando cerca di imporre le proprie idee ma soprattutto alcune decisioni “forti”, spesso non viene ascoltato. Insomma, l’anarchia più totale.
E lo sfogo in conferenza stampa ne è la prova. Il rigorista doveva essere Pulisic e, va bene una volta, ma non può esistere che nemmeno la seconda batta lui il penalty. Il destino beffardo e un grandissimo de Gea hanno poi fatto il resto, ma rimane il fatto che per ben due volte i rigori non sono stati battuti dal rigorista designato. Anzi, l’americano è stato proprio esautorato da quello che era un suo diritto e che probabilmente – non abbiamo la controprova – avrebbe fatto meglio di chi ci è andato al posto suo.
Ed allora una scossa, a modo suo, il tecnico prova a darla lontano dalla panchina. Se inizialmente aveva provato a prendersi lui le responsabilità del caso, nel post partita di Firenze non arriva la solita ammissione di colpa a fare da parafulmine per i propri ragazzi, tutt’altro. Il tecnico portoghese mette i giocatori davanti alle proprie responsabilità ovviamente non facendo nomi, ma facendo capire che quella che si respira a Milanello non è poi una così buona aria.
Fonseca l’ha fatto, la società e i giocatori no: perché è così difficile ammettere le proprie colpe?
Un’ammissione di colpa della società forse non risolverebbe i problemi, anzi, ma almeno farebbe smuovere un po’ le acque di una situazione che si è impantanata ed è rimasta ferma a questa estate, il momento esatto in cui la dirigenza rossonera ha avviato un processo di scelte sbagliate. Una di queste, non ce ne voglia il mister, è proprio quella di affidare la panchina a Fonseca. E se tutti, non quasi, tutti, non erano convinti di questa scelta un motivo ci dovrà pur essere.
Il background del tecnico portoghese, in un’estate che vedeva liberi allenatori come Allegri, Conte, Conceicao, De Zerbi, Sarri, è troppo poco per un Milan che ha ancora da colmare un gap abbastanza ampio con l’Inter, vuole puntare al bersaglio grosso e al quale manca quel collante tra società e squadra che riesce a coprire anche i problemi più insormontabili. Il povero Fonseca non poteva rifiutare una proposta del genere. Il povero Fonseca si è trovato all’interno di un vortice ben più grande di lui. E trovare la via d’uscita è molto complicato.
Una boccata d’aria è arrivata nel derby, ma lo tsunami del mondo Milan ha ri-travolto il tecnico con due sonori schiaffoni arrivati tra Champions e campionato. E chi doveva aiutarlo di certo non l’ha fatto. Non l’ha fatto la società che, seppur gli abbia ribadito la fiducia, non gli sta vicino a Milanello. Non l’hanno fatto i giocatori che non gli stanno vicini sul campo.
Insomma, Fonseca a Roma e a Firenze è sembrato un uomo solo abbandonato al proprio destino. Facile mandar via una sola testa e non quattro o cinque, ma la colpa di un (quasi) disastro annunciato non è e non potrà mai essere solo di Paulo Fonseca.


