Pato: “Andare al Milan è stata la scelta più importante della mia vita. Ho grande amore e rispetto per questo Club e i suoi tifosi”

L’ex rossonero Alexandre Pato ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni del Club in occasione della sua visita a Milanello dello scorso dicembre. Queste le parole di Pato:

Su che effetto gli fa tornare: “Ti dico che quando sono arrivato ho detto a mio papà che non potevo piangere perché devo essere forte, ma non posso dire che non sono emozionato perché io sono qua prestissimo, avevo 17 anni, e poi sono tornato in Brasile. I 5 anni in cui sono rimasto qua sono tra i momenti più belli del calcio e della mia vita perché passare tempo in questo piccolo spazio, che è grandissimo in realtà, è stato bellissimo”.

Su cosa si ricorda del suo primo giorno a Milanello: “Mi ricordo di moltissime cose. Ancelotti mi prende per mano e mi porta dove c’erano i giocatori che avevano vinto tutto. Ha detto loro di alzarsi per salutare e tutti si sono alzati e mi hanno dato la mano, cosa che ha mostrato rispetto e non mi dimenticherò per tutta la vita. Sono molto emozionato per questo ritorno, rivedere tutto quello che ho passato qua. Posso raccontare tutto a mio figlio, non vedo l’ora di portarlo qua. I ricordi più belli della vita non li puoi mai cancellare, li puoi rivivere”.

Su quanto è stato importante il tempismo nella sua carriera: “Posso dire che il tempo è la cosa principale nella vita, non puoi tornare indietro o andare nel futuro, puoi solo vivere adesso. Venire qui mi fa tornare alcune delle cose più belle che ho fatto nel calcio. Tutto quello che ho fatto l’ho fatto grazie ai miei genitori. Ho avuto un inizio veloce: dopo 6 mesi all’Internacional sono venuto qui. Venire qui è stata la mia scelta più importante: il Milan mi ha fatto vincere, mi ha fatto vedere il mondo diverso e mi ha fatto diventare sono quello che sono”.

Sul gol al debutto con l’Internacional: “Per fortuna ho segnato in ogni debutto. Io quando giocavo lo facevo perché mi piaceva, ma non pensavo a quello che stava succedendo. Sono stato sempre fortunato ad avere Dio vicino a me”.

Sul perché ha scelto il Milan: “Guardavo il Milan che vinceva la Champions League e in cui c’erano i giocatori migliori al mondo. Era una squadra bellissima, io volevo solo giocare con loro, non pensavo al trasferimento in Italia o altro. Appena ho saputo dell’interessamento ho detto che volevo il Milan, per me è stata la miglior decisione che ho fatto nella vita”.

Sui primi mesi senza giocare: “Pensavo che la partita sarebbe arrivata, però io ero sempre emozionato ogni giorno perché mi allenavo. L’unica cosa che mi dispiace tantissimo è che non sono andato in Giappone per il Mondiale per Club. Per me ogni amichevole era come una partita vera, per me è stato bellissimo quel periodo”.

Sull’aneddoto con Kaladze: “Lui mi ha aiutato tanto: quello che passavo in allenamento era quello che dovevo passare in campo, quando lui mi ha ‘picchiato’ in allenamento mi ha cambiato anche la visione dei difensori. I brasiliani poi mi hanno aiutato e mi hanno detto che dovevo essere più forte, le scivolate di Kaladze mi hanno insegnato cosa mi sarei dovuto aspettare dalle partite. Per i difensori non c’era differenza tra allenamento e partite, quello che picchiava di più era Gattuso. Io un giorno gli ho fatto uno scherzo e mi ha preso e messo in piedi insultandomi (ride). Tanti brasiliani? Il primo anno è stato bellissimo perché mi hanno aiutato, però per l’italiano non era bello. Cafu mi ha fatto quasi da papà, tutti gli altri brasiliani mi hanno aiutato, resteranno per sempre nel mio cuore”.

Sul debutto: “Una partita speciale, giocavo con Ronaldo. Mi ricordo che ha tirato in porta e volevo prendergli il gol ma non ce l’ho fatta. Poi ricordo che Favalli mi fa un passaggio lungo, io corro e supero un difensore, guardo il portiere e penso di tenerla bassa e ho calciato e ho segnato, poi ho sentito il boato di San Siro e quello per me è indimenticabile”.

Sul suo segreto: “Io giocavo come se fossi un bambino. Io non ero bravo sulle cose tattiche, le dovevo fare ma a me piaceva stare vicino al pallone, dribblare e andare a fare gol. Ancelotti mi diceva che dovevo fare i passaggi sul serio dopo i dribbling. Quando giocavo a pallone era diverso, io amavo stare lì, il tempo in cui ho giocato a calcio per me è stato sempre un piacere”.

Se è orgoglioso per il record di giocatore più giovane ad arrivare a 50 gol col Milan: “Oggi lo vedo diversamente da come lo vedevo prima. Io ai numeri non pensavo tanto, so che avrei potuto fare di più ma anche di meno. Quello che ho fatto ho fatto, sono contento di ogni gol che ho fatto al Milan, ogni gol ha dato la stessa emozione. Giocare al Milan è stato diverso, segnare a San Siro, fuori o in allenamento è stato bellissimo. E’ un amore che come quello per mio figlio non posso spiegare”.

Sul gol dopo 40 secondi nel derby del 3-0: “Ricordo l’azione in cui segno, poi viene giù lo stadio. Riguardo le foto in cui urlo, non è facile perché il derby mette troppa pressione, ma segnare contro l’Inter in un derby così importante dopo meno di 40 secondi è stato bellissimo, lo potrò raccontare per tutta la vita”.

Sull’immagine più bella dello scudetto: “L’immagine più bella è dopo la partita di Roma in cui abbiamo vinto lo scudetto. Ricordo quando siamo tornati a Milano siamo andati in Duomo e c’era tantissima gente, noi eravamo sul pullman. Lì è stato bellissimo, quella è un’immagine che non dimenticherò più perché sono riuscito a giocare al Milan e vincere uno scudetto. Per sfortuna non ho vinto la Champions, però per me vincere lo scudetto, andare al Duomo ed essere nella storia del Milan non lo dimenticherò mai”.

Sul gol dopo 24 secondi col Barcellona: “Ovunque vado mi ricordano questo gol, che è stato uno dei più belli che ho fatto nel Milan. Quando Abbiati ha fatto il rinvio la palla cade sui piedi di Nocerino che me la passa, io vedo un buco e ho mandato il pallone lì, poi quando corro vedo che li ho superati e mi sono trovato solo davanti al portiere. A quel punto provo a calciare aggirando Valdes, non calcio come volevo ma la palla gli passa sotto le gambe, è stato ancora più bello così. Fare un gol in Champions col Milan è stato indimenticabile”.

Sui tanti infortuni: “Purtroppo in quel periodo non abbiamo fatto quello che si fa oggi. Io ero giovane, magari non rispettavo i tempi. E’ andata così, non mi pento, è stato un insegnamento per me. Oggi tutti i bambini sono già preparati perché c’è già uno staff dietro, ma a loro dico di tenere d’occhio ogni cosa, di rispettare i tempi, di fidarsi di chi è lì per guarirti. Quello che è successo è successo, è stata un’esperienza bella per me, anche nei brutti periodi degli infortuni. Non dico che è una tristezza ripensarci, è stato un insegnamento della vita. Il Milan mi ha dato la possibilità di segnare e di crescere tanto come uomo, quei momenti mi hanno fatto solo crescere”.

Se i tifosi sono affezionati a lui per i tanti sacrifici: “A me piace tanto tornare qui perché con voi italiani è diverso. Voi amate i giocatori per quello che sono, non solo per quello che fanno. L’amore che ho per i milanisti non so come spiegarlo, ancora adesso mi chiedono una foto e mi parlano quando mi vedono. Magari avrei potuto vincere tutto ma non avere questo calore dei tifosi, io amo davvero tutti i tifosi milanisti perché mi cambiano la vita, sono nel mio cuore”.

Se ha messo tutto il suo cuore per il Milan: “Oggi vedo in giro tanti che fanno l’esultanza col cuore, ma io sono stato il primo. Quando lo facevo non era solo per una persona ma per tutti quello che amavo, io ho sempre avuto molto amore e rispetto per il Milan, ce l’ho anche adesso. Capisco i tifosi milanisti, è una squadra con tanti titoli. I giocatori devono capire dove giocano, com’è giocare al Milan perché tutti quelli che sono passati e hanno fatto la storia qui ci hanno messo tanto amore. Sono sicuro che il Milan sarà ancora al top”.

Alexandre Pato -Rafael-Leao -Milanello, MilanPress
Alexandre Pato -Rafael-Leao -Milanello, MilanPress

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