Paolo Maldini non parla mai per compiacere

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Come in campo, anche dietro alla scrivania. Paolo Maldini era un capitano che parlava poco, ma si faceva sentire. E aveva sempre e solo un unico obiettivo: il bene del Milan. Si sta comportando allo stesso modo da dirigente. In questa tormentata primavera che ci sta sfilando di mano la qualificazione alla prossima Champions League, obiettivo che tutti, giocatori, allenatori, dirigenti, giornalisti e tifosi davano troppo per scontata, Paolo Maldini è già intervenuto due volte. In maniera energica, coraggiosa e coerente. Maldini non è uomo da applausi finti o leccate di culo. Maldini non si fa intervistare quando il Milan è primo per raccattare facili elogi. Maldini sta imparando a fare il dirigente, ma non ha mai smesso di fare l’uomo e il milanista tutto d’un pezzo. Stava zitto quando le cose funzionavano e parla adesso, nel momento del bisogno, quando è necessario mostrare la rotta da seguire alla squadra e a tutto l’ambiente. Interviene adesso in difesa dei veri interessi del Milan e a tutela del grande lavoro svolto negli ultimi due anni, nonostante tutti gli ostacoli.
All’esterno e all’interno. Ma soprattutto, Paolo Maldini non parla mai per compiacere, dice quello che pensa sia giusto, anche se scomodo, anche se non è allineato.
Ne abbiamo avuto conferma alla vigilia di Roma-Milan quando lo stuolo dei cortigiani si sforzava di fare passare il messaggio che la partecipazione di Ibra al Festival di Sanremo fosse addirittura un vantaggio per il club rossonero. Candidamente Maldini definì “anomala” la situazione, lasciando dunque trapelare un evidente imbarazzo del club nel merito.
Nulla comunque in confronto alle due picconate assestate di recente dall’immortale capitano. Due settimane fa aveva preso le distanze dalla famigerata Superleague assecondando l’umore dei tifosi e attaccando Gazidis per quella scelta di campo inconcepibile. Soprattutto in considerazione del fatto che l’amico torinese del manager sudafricano sta provando a portar via Donnarumma a parametro zero dal Milan, club definito da lui stesso “alleato di sangue”. I maligni che non hanno ancora capito nulla di come è fatto Paolo Maldini lo avevano addirittura accusato di aver fatto finta di non sapere della Superleague solo per ingraziarsi i tifosi. Probabilmente a costoro sfuggiva il fatto che Maldini non parla mai per “ingraziarsi” qualcuno tantomeno i tifosi.
E la dimostrazione è arrivata prontamente a distanza di pochi giorni, quando il responsbaile dell’area sportiva rossonera è pesantemente intervenuto dopo l’incontro tra alcuni ultras e Donnarumma. A costo di risultare impopolare, Maldini ha difeso la professionalitá di Gigio e l’indipendenza delle scelte di formazione e di contratto. Si è comportato da grande dirigente e con tutte le sue forze ha provato e sta provando fino all’ultimo a mantenere l’assoluta unitá della squadra. Un compito non facile. La sua operazione “stabilità” era già cominciata con il rinnovo del contratto di Ibra. Molti, tra cui il sottoscritto, hanno criticato tempi e cifre di un accordo che poteva anche essere siglato nei prossimi mesi, non trattandosi certo della priorità e non essendoci grande concorrenza di mercato sullo svedese. Ma, con il passare dei giorni, abbiamo capito tre cose del rinnovo di Ibra. La prima è che Maldini sa perfettamente che, Champions o non Champions, le casse di via Aldo Rossi non possono permettersi un vero sostituto del numero 11.
La seconda è che legare Ibra per un altro anno al Milan costituiva il più chiaro tentativo di dare stabilità all’ambiente e far sí che lo svedese desse tutto se stesso, in queste ultime partite, per conquistare il tanto agognato piazzamento Champions. Trascinando innanzitutto se stesso e poi tutti gli altri giocatori, precipitati in un finale di stagione con la spina sempre più staccata. La terza, messaggio non di poco conto, è che il rinnovo contrattuale dello svedese rappresentava indirettamente una conferma della panchina di Pioli. Infatti legarsi per un altro anno a un giocatore cosí condizionante significava aver scelto di mantenere la stessa guida tecnica e celava la volontá di non cercare un sostituito di Pioli in nessun caso, nemmeno se in queste ultime 4 partite dovesse svanire quello che era il grande obiettivo della stagione. Sul futuro di Pioli non perdere l’ultimo video di Cristiano Ruiu TV: https://youtu.be/hJTvU4XtQFk

 

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