L’ex Milan Alberto Paloschi ha rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport per parlare del suo esordio, di Filippo Inzaghi e di Francesco Camarda. Queste le sue parole.
Su che ricordo ha del gol all’esordio: “L’emozione. Indescrivibile. Ancelotti aveva fatto già due cambi, ne restava uno solo, ci speravo ma non ci credevo. Mi avevano richiamato dal torneo di Viareggio perché Gilardino era squalificato e Pato infortunato. Ancelotti mi manda in campo al posto di Serginho. Entro e non faccio nemmeno in tempo a sistemarmi la maglietta. Lancio di Seedorf e… mamma mia San Siro. La sera mi sdraio a letto, accendo la tv e tutti parlano di me. Dai, non può essere vero. E invece sì”.
Se è dispiaciuto di non essere diventato l’erede di Inzaghi: “Pippo è Pippo, per qualunque attaccante che voglia segnare tanto è un punto di riferimento. Inzaghi è il mio ispiratore, più di un idolo. Mi sarebbe piaciuto essere il suo erede, certo, ma ho avuto la fortuna di fare la mia modesta carriera e sono contento. Quello spogliatoio era pieno di grandi campioni, io non ero a quel livello. Ma non c’è stato un giorno, nemmeno uno, in cui non abbia dato il massimo. Sono tornato a casa da ogni allenamento con la coscienza a posto”.
Se è stato un errore restare tanti anni rossonero in comproprietà: “Eh… Non lo so. Sono dinamiche di mercato. Però ho fatto tante belle esperienze e ognuna mi ha fatto crescere. A Parma in B il primo campionato intero con i grandi. Al Genoa sei mesi bellissimi e la prima doppietta in Serie A contro la Roma in una partita vinta con una clamorosa rimonta. Quanto spingeva Marassi”.
Se ha un consiglio per Camarda: “Gli direi di vivere tutto con leggerezza e vedere il calcio come un gioco; lavorare sodo e ricordare sempre che i sogni si possono realizzare”.


