Ombre e poche luci su Marsiglia nel 1991: il caso che costò al Milan l’eliminazione dalle competizioni europee

Sono passati 34 anni, ma il tempo non dimentica quel Milan di Arrigo Sacchi. C’è un episodio certamente bizzarro da ricordare in cui la squadra abbandonò lo stadio Velodrome di Marsiglia per assenza di luce da un riflettore: una delle poche occasioni in cui un arbitro dovette fischiare prima dello scadere del tempo effettivo.

Adriano Galliani in campo: un ordine mai dimenticato

Gli eventi del 20 marzo 1991 sono ormai noti e, col passare del tempo, è stato possibile ricostruire tutta la vicenda. Nonostante l’illuminazione dello stadio fosse stata ripristinata circa 15 minuti dopo il blackout e l’arbitro Karlsson avesse autorizzato la ripresa della gara, l’amministratore delegato del Milan, Adriano Galliani, ordinò ai giocatori rossoneri di rientrare negli spogliatoi, confidando che la partita potesse essere rigiocata il giorno successivo. Quella decisione si rivelò fatale: la squadra, detentrice del titolo europeo, venne esclusa dalle competizioni continentali per l’anno successivo.

Tantissime cause possibili

Le cause dell’interruzione furono discusse a lungo. Alcuni parlarono di un guasto tecnico, mentre altre ricostruzioni ipotizzarono uno spegnimento volontario da parte dei responsabili dello stadio, convinti erroneamente che la gara fosse terminata in base a un’interpretazione sbagliata di un fischio arbitrale. L’episodio si inseriva in un clima di festa, con i tifosi del Marsiglia pronti a celebrare la qualificazione con fuochi d’artificio nella notte francese.

Milan, conseguenze pesantissime e una scoperta particolare

Nei concitati minuti seguenti, il Milan scelse di non tornare in campo, costringendo l’arbitro svedese a decretare la fine dell’incontro. Il giorno seguente, la Uefa fu sommersa di telefonate e prese corpo l’ipotesi di una severa sanzione per il club italiano, accusato di comportamento antisportivo… per non parlare delle prime pagine dei quotidiani nazionali e internazionali. Se da un lato era evidente che la condotta dei rossoneri fosse censurabile, la decisione finale dell’organo giudicante della Uefa apparve piuttosto parziale.

Anni dopo si scoprì che non fu il referto dell’arbitro Karlsson a determinare la punizione del Milan, bensì il rapporto del delegato turco Senes Erzik. Curiosamente, lo stesso Erzik ricoprì lo stesso ruolo nella finale della Coppa Intercontinentale del 1993, persa dal Milan contro il San Paolo per 3-2.

Le scuse rossonere: tutto inutile

Nel verdetto della Uefa non si tenne conto del fatto che l’interruzione della gara fosse durata più del limite previsto dai regolamenti dell’epoca, una circostanza che avrebbe potuto portare a sanzioni anche per la squadra francese. Inoltre, non vennero considerati i problemi di sicurezza, con la presenza di persone non autorizzate a bordo campo che impedirono ai giocatori milanisti di rientrare negli spogliatoi, anche con metodi piuttosto bruschi.

Il Milan scelse di non presentare ricorso e preferì porgere ufficialmente le proprie scuse alla Uefa. Tuttavia, questo gesto di ammenda non servì ad evitare la pesante squalifica di un anno dalle coppe concludendo l’avventura europea di Arrigo Sacchi in maniera piuttosto “oscura”.

Stadio Velodrome Marsiglia MilanPress
Stadio Velodrome Marsiglia MilanPress

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