La lunga sosta per le Nazionali permette di fermarsi un momento e guardare alle prime sei partite stagionali del Milan. Cinque di campionato, una di Europa League: abbastanza per iniziare a intravedere alcune gerarchie, ma anche per capire che Ruben Amorim non ha ancora trovato una formazione definitiva. Tra i giocatori più particolari da analizzare – anche in questo senso – c’è sicuramente Luka Modric.
Modric, il meglio delle prime sei gare
A 41 anni, il croato non sembra più essere il giocatore intorno al quale costruire necessariamente ogni partita. E forse è proprio questa la prima grande differenza rispetto all’anno scorso e a quello che ci si poteva aspettare in estate. Modric ha giocato quattro delle prime cinque gare di Serie A, per un totale di 311 minuti, ma è rimasto fuori dall’undici contro il Benfica e all’Olimpico contro la Lazio è stato sostituito all’intervallo.
Due partite che forse, soprattutto a livello mediatico, hanno ridimensionato un po’ l’importanza di Modric per il Milan e viceversa. Esiste anche un Milan senza Modric. Una squadra a due facce, con due risultati diametralmente opposti. Contro la Lazio la sua sostituzione è coincisa con la rimonta rossonera. Contro il Benfica la sua esclusione dall’undici titolare ha portato la prima sconfitta stagionale. E allora dov’è la verità? Come sempre nel mezzo. Infatti contro il Lecce è tornato titolare dirigendo il centrocampo nella vittoria 3-0.
Proprio la partita con i salentini ha restituito il Modric che il Milan conosce: pulizia del pallone, tempi di gioco e capacità di dare ordine alla manovra. E anche qualche corsa dietro al pallone e in fase difensiva che non guasta. Oltre alla qualità immensa, il croato abbina una quantità non da poco che l’anno scorso lo ha portato in cima alle classifiche anche per contrasti vinti, sacrificio in difesa e palloni recuperati.
Per Amorim invece Modric deve essere messo nelle condizioni migliori per orchestrare quel possesso che al Milan serve per dominare. Sfruttando magari quel piccolo dettagli che spesso fa la differenza e che ha condizionato non di poco la sua carriera: pensare prima degli altri. Per fare tutto ciò però serve anche gestirlo nel migliore dei modi. Un’impresa non semplice ma che con Modric può presto diventarlo.
Modric, dove si può migliorare?
Il limite è evidente e non riguarda la qualità tecnica. A 41 anni, chiedere a Modric di essere il motore di una squadra che vuole pressare, riaggredire e giocare a ritmi altissimi per novanta minuti sarebbe probabilmente un errore. La partita dell’Olimpico lo ha mostrato in maniera piuttosto evidente. Il croato ha giocato soltanto il primo tempo e Amorim ha spiegato successivamente che ha fatto una scelta legata alle caratteristiche della partita in cui aveva bisogno di maggiore velocità e gamba in mezzo al campo.
E qui si trova il vero lavoro che aspetta Amorim. Non decidere se Modric debba essere titolare oppure no, ma capire quali partite debbano necessariamente passare dai suoi piedi. Perché il Milan può permettersi di rinunciare al croato quando la partita richiede soprattutto corsa, duelli e transizioni. Ma quando l’avversario si abbassa, quando serve trovare un varco, quando occorre rallentare o accelerare un’azione, insomma, quando serve quel tocco di qualità, la classe del numero 14 resta difficilmente replicabile.
Modric, cosa aspettarsi al rientro di ottobre
Il futuro immediato non dovrebbe essere quello di un Modric sempre titolare. E, forse, non sarebbe nemmeno necessario. Il Milan ha alternative: Rabiot può dare fisicità e inserimenti, Musah intensità e copertura, Jashari qualità nella costruzione e prospettiva. La stessa crescita di questi giocatori permette ad Amorim di non dover chiedere al croato di fare gli straordinari. Le prime uscite stagionali hanno evidenziato come il tecnico abbia utilizzato formazioni diverse, con soltanto quattro giocatori sempre presenti dall’inizio: Maignan, De Winter, Pavlovic e Ramos. Modric, dunque, è già dentro una logica di gestione più ampia. Ma attenzione a non confondere non indispensabile con sostituibile. Due cose completamente diverse.
Modric può essere risparmiato. Può partire dalla panchina. Può giocare 60-70 minuti invece di 90. Può essere utilizzato quando la partita richiede le sue caratteristiche. Ma in una squadra che sta ancora costruendo la propria identità, avere in campo un giocatore capace di leggere il calcio a quel livello resta un privilegio. Il croato non deve però essere il giocatore che risolve ogni problema del Milan.
A 41 anni, sarebbe irrealistico pensarlo. Può però essere quello che risolve il problema giusto. E allora la vera sfida di Amorim non sarà scegliere tra Modric e gli altri. Sarà trovare il momento esatto in cui Luka deve esserci. Perché dopo le prime sei partite una cosa sembra già chiara: il Milan può vincere anche senza Modric. Ma ci sono partite in cui, per vincere bene, averlo in campo può ancora fare tutta la differenza.


