Una lunga, lunghissima, sosta per le Nazionali ferma il Milan e tutti gli altri club di Serie A. L’occasione, dunque, è giusta per fare un primo mini-bilancio delle prestazioni della rosa rossonera fino a questo momento, dopo sei partite giocate tra campionato e Europa League. Il focus odierno è su Strahinja Pavlovic.
Pavlovic, il meglio delle prime sei gare
Queste prime uscite del Milan ci dicono che, chiaramente, il nuovo sistema di gioco ha ridimensionato l’attitudine del serbo. Nel suo primo anno a Milano, ma soprattutto nel secondo, Pavlovic si è distinto tra i suoi compagni di reparto per le numerose cavalcate, diverse volte culminate con un gol o un assist. Basti pensare a Milan-Roma della passata stagione. Ecco, il Pavlovic ‘formato Amorim’ non ha perso quel guizzo, ma lo ha domato. Le scorribande sono inferiori, ma a beneficio di un senso della posizione migliore. E anche di alcune giocate tecniche prestigiose, come l’assist per Pulisic nell’ultima partita contro il Lecce. Un giocatore che Ruben Amorim sta provando a rendere più ordinato.
Pavlovic, dove si può migliorare?
Come tutti i compagni, chiaramente ci sono ancora diversi margini di miglioramento. Uno di questi è la leadership in area di rigore. Il Diavolo appare ancora fragile quando costretto a difendere basso e in questo Strahinja può incidere. Nonostante sia appena il terzo anno in rossonero, parliamo già del veterano della linea a tre difensiva, dal punto che sia De Winter (2024/25) che Gila (2025/26) sono arrivati dopo di lui. Probabilmente il prossimo step sta nel sapersi prendere la squadra un po’ più sulle spalle nei momenti di affanno.
Pavlovic, cosa aspettarsi al rientro di ottobre
L’obiettivo di Pavlovic non può che essere diventare a tutti gli effetti un leader del gruppo. Atteggiamento e attitudine non mancano, non a caso è tra i pochissimi ad aver giocato tutti i minuti in questo avvio tra campionato ed Europa League. Tecnicamente, la strada sembra giusta. Qualche sprint in meno a favore di una pulizia tecnica migliore, in prima impostazione e anche dalla metà campo in poi. La riaggressione invece, tanto cara ad Amorim, è sempre stata nelle sue corde. Non resta che lavorarci su.


