Moreira a DAZN: «Milan-Inter uno dei derby più grandi, non vedo l’ora. Per riportare il Milan in alto dobbiamo vincere»

Diego Moreira ha rilasciato una lunga intervista a DAZN in cui ha ripercorso la sua vita fino all’arrivo al Milan, tra derby e futuro. Di seguito le parole di Moreira.

Moreira sul suo nome

«Mia mamma l’ha scelto perché le piace, è il suo nome preferito. In più le piaceva Diego Maradona. Quando la gente vede il mio nome dice che sembra fatto apposta per giocare a calcio, quindi mi piace molto. Il nome Instagram? Il mio padrino si chiama Armizy nella vita e sui social, quando ho creato Instagram non sapevo che nome usare e siccome passo tanto tempo con lui e lo apprezzo mi sono chiamato Diegzyyy».

Su come era da piccolo e sua mamma

«Quando ero piccolino a scuola e ovunque giocavo a calcio e rompevo un sacco di cose, andavo ovunque con la palla. Onestamente da quando ero piccolo dicevo di voler diventare un calciatore professionista e credo di essere vicino (ride, ndr).

Quando avevo 15 anni ho lasciato casa e mia mamma per il calcio. Sono felice di averlo fatto perché volevo fare questo, abbiamo fatto tanti sacrifici, la mia famiglia mi ha aiutato tanto perché hanno creduto in me, per mia mamma è stata molto dura, ma ora siamo felice.

Mia mamma è unica. In primis mi ha dato la vita, poi ha fatto tanto e sacrificato tanto per me. Ha sempre creduto in me, era sempre lì quando avevo un problema. L’amore che ho per lei so che non lo avro per nessun altro. Anche mio nonno ha dedicato la sua vita a me, è come un padre. Mi ha seguito in tutto il percorso, sono felice di averlo nella mia vita, abbiamo una relazione speciale.

Amo i miei fratellini, darei tutto per loro, siamo molto vicini anche se è difficile vederci. La mia famiglia ha tante culture diverse, mi hanno aiutato ad essere quello che sono. Ho tanti tatuaggi che raccontano chi sono, la mia famiglia.

Con papà ho una relazione speciale, un’amicizia. Parliamo molto, di calcio e di tutto. Dopo le partite che non vanno bene parlo solo con lui perché so che parleremo di calcio e nient’altro. Lui mi ha chiamato e mi ha detto dell’interesse del Milan, aspettava solo che dicessi di sì o no. Quando ti chiama il Milan non puoi dire di no. Era felicissimo, lui come il resto della mia famiglia. Non ci credevano, sanno da dove vengo e arrivare al Milan a 22 anni è pazzesco».

Su alcuni dei suoi idoli

«Eden Hazard è un craque. Cosa posso dire di lui che non sapete già? Un grande campione, tra i migliori. Quando cresci vedendo giocatori come lui ti spinge a fare meglio e ti ricorda perché giochi, è un’ispirazione. Voglio rigraziarlo per quello che ha fatto per il calcio.

Cristiano Ronaldo è il mio più grande idolo, di gran lunga. Per me è il più grande, un’ispirazione nella vita, nel calcio e in tutto. Da quando ho 5 anni volevo essere come lui, seguire il suo percorso. Per me è il calcio. Lo ringrazio, perché mi ha fatto credere in me stesso e mi ha spinto a giocare a calcio. Quando lo vedo giocare ora ho le stesse sensazioni di anni fa. Sono felice di essere nato nel suo prime.

Kakà? Quando sono arrivato volevo la maglia numero 7, quando mi han detto che era libera potevo cambiarla, ma il 22 mi piace, penso mi stia bene. Un onore averla, tocca a me dimostrare di poter seguire la sua stada perché ha lasciato una grande eredità al Milan con la 22».

Sul derby

«Milan-Inter è uno dei più grandi derby d’Europa, per cui ovviamente siamo carichi. Se potessi giocare… come ho detto io morirei per la mia squadra, soprattutto in partite come questa, non vedo l’ora. Esultanza breakdance? No, non voglio infortunarmi, ma magari la proverò in futuro».

Su Rabiot

«Adrien è stato fin dai primi giorni uno di quelli che mi ha accolto a braccia a parte, è stato molto gentile e in più parla francese. Siamo sempre gli ultimi a lasciare lo spogliatoio, per cui finiamo per mangiare spesso insieme e parliamo di tutto, di vita e di calcio. Anche in campo abbiamo un bel rapporto, mi piace tantissimo, quindi è solo che positico.

Ho una personalità forte, diversa dagli altri, tutto il gruppo mi ha accolto benissimo. Capiscono come sono, non mi guidicano, quindi mi sto trovando molto bene. Cosa manca per far tornare grande il Milan? Dobbiamo vincere le partite, tutt qui. Abbiamo giocatori di qualità, una grande squadra, un grande gruppo, un grande spirito. Dobbiamo mantenere il gruppo unito, restare forti e cercare di vincere le partite, perché il calcio è questo e questo è ciò che rappresenta il Milan».

Su come sarà ricordato

«Buona domanda. In primis come un ragazzo simpatico, ma anche come un giocatore che dava tutto, pronto a morire in campo».

Milan: Diego Moreira a Milanello (Photo Credit: Valeria Lippera per MilanPress.it)
Milan: Diego Moreira a Milanello (Photo Credit: Valeria Lippera per MilanPress.it)

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