La gestione di Theo Hernandez e il suo detto non detto: tra lo status da titolare indiscusso e le panchine normalizzatrici c’è la condizione

Che giochi o non giochi contro la Roma, c’è una grande certezza su Theo Hernandez: la polemica è dietro l’angolo. La gestione fin qui del terzino sinistro con la maglia numero 19 è stata lontana dalla perfezione sia da parte del club e dello staff tecnico che da parte del giocatore. Un’aria pesante che si è ammassata nel corso dell’ultimo anno e mezzo e ha portato alla situazione attuale, nella quale ci si trova in grande difficoltà nell’analizzarla.

Lasciando da parte i discorsi extra campo, tutt’oggi poco chiari, il francese ha finora dimostrato tre tipi di carenze da inizio stagione: mentale, fisica e tecnica. Tutto si può dire, fuorché si sia visto un Theo brillante fisicamente, lucido e attento mentalmente. Al contempo appare netta la distanza con il nuovo tecnico Paulo Fonseca che soprattutto nell’ultimo periodo sta attuando una tattica differente. Il portoghese sin dall’inizio della sua esperienza rossonera ha avuto un approccio molto più diffidente e riservato, meno tendente al dialogo individuale rispetto al suo predecessore Stefano Pioli. Nelle ultime settimane sembra invece essersi aperto ad un nuovo rapporto con alcuni elementi del gruppo. Non sono un caso i confronti individuali di cui lo stesso Fonseca parla in conferenza stampa.

È indubbio che lo sfogo post Stella Rossa fosse diretto anche a Theo Hernandez per quanto mostrato in partita, ma in generale da agosto in poi, soprattutto nel body language quando si è trovato in campo. In tal senso sono molto indicative le parole del ct francese Didier Deschamps di metà novembre: “Non è al meglio della sua condizione. È un ottimo calciatore, ma quest’anno non è ai livelli degli anni passati. Gioca tanto e può capitare. Tutti i giocatori possono avere un periodo un po’ più complicato. C’è sempre stata la stanchezza fisica, ma la cosa che è molto difficile da misurare è la stanchezza psicologica“.

A questo punto sorge spontanea la domanda: è giusto o sbagliato continuare o smettere con le panchine? A domanda rispondiamo però con domanda: si parla di Theo Hernandez per status assoluto o per status attuale? Perché è chiaro che sono due riferimenti totalmente differenti ed è corretto riconoscerlo. Quello odierno è un Theo in difficoltà in fase offensiva e svagato in quella difensiva, lontanissimo parente di quello a cui si attribuisce il titolo di miglior terzino al mondo. Ed è per questo motivo che questa versione può essere messa in discussione e deve, per il bene del Milan di cui tanto si parla, poter essere messo in panchina qualora ci siano giocatori in grado di dare maggiori garanzie all’allenatore. E per il bene del Milan deve essergli concesso il tempo per riprendersi e tornare quello di una volta.

Se succederà già contro la Roma lo vedremo, la priorità è abbinare i risultati ad una rinascita. Il nuovo inizio di Theo Hernandez parte dalla sua momentanea normalizzazione: lo stato delle cose è questo, il futuro lo scopriremo presto.

Milan: Theo Hernandez (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)
Milan: Theo Hernandez (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)
Daniele Minini
Daniele Minini
Giornalista pubblicista, appassionato di sport. 25 anni. Ho studiato lingue, sono laureato in Scienze della Comunicazione e frequento un Master in Giornalismo. Multitasking e sempre pronto a imparare.

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