Una rondine non fa primavera. Se quelli di ieri sera sono i presupposti per una rinascita è presto per dirlo. Al contempo è presto per parlare di un futuro che dipende da tanti, troppi fattori. Un fatto è lampante: la prestazione di Theo Hernandez contro l’Udinese ha ricordato giorni migliori.
Che la stagione del francese sia stata fin qui ben al di sotto delle sue potenzialità è chiaro a chiunque. Ed è alquanto penalizzante nei suoi confronti parlarne ancora come uno dei migliori interpreti nel ruolo, perché è dal post Mondiale in Qatar che alterna partite positive ad altre a tratti disastrosi. E non solo per le giocate difensive o offensive, ma anche per i comportamenti (non ultimo il disinteresse in un’azione della Fiorentina mentre discute con Dodo).
Indubbiamente togliergli dei compiti difensivi e permettergli maggiore libertà di spinta può giovare sia in termini di rendimento che in termini di atteggiamento. Nuovi stimoli e compiti, nuovo Theo Hernandez, nuovo… futuro?
Come dicevamo: è presto. Troppe variabili possono cambiare le cose in un verso o nell’altro. Se l’idea della società oggi è quella di non proporre il rinnovo e monetizzare per quanto possibile in estate, ad un anno dalla scadenza contrattuale, cosa potrebbe succedere con le new entry dirigenziali e tecniche?
È logico pensare che avranno voce in capitolo nelle scelte sportive. E vista la reputazione e la considerazione internazionale del giocatore, è possibile che un certo tipo di orientamento possa variare. Presente e futuro: parlarne oggi è fuorviante, non lo è commentare invece una buona prestazione. Una buona notizia per il Milan, una buona notizia per Theo Hernandez.


