Al di là degli interpreti, delle scelte tecniche forzate o meno, quel che salta all’occhio rispetto allo scorso anno riguardo al Milan, è l’incapacità di mantenere le distanze giuste tra i reparti, soprattutto quando la squadra va sotto nel punteggio.
Sono otto le circostanze nelle quali il Diavolo è andato in svantaggio quest’anno, nelle diciassette partite disputate tra Serie A (12) e Champions League (5). Dato che di per sé già sarebbe allarmante e non a caso i rossonere sono anche la seconda peggior difesa tra le prime otto in classifica.
Tuttavia, non è forse necessariamente questa la questione peggiore. Certo prendere meno gol sarebbe ideale, ma è una banalità. La grande differenza è l’agitazione che si genera non appena si incassa una rete, quell’ansia che porta a disunirsi, che ieri ad esempio è costata il doppio svantaggio, solco dal quale contro chiunque poi è difficile uscire.
Al Toro ieri è bastato oggettivamente poco per portar a casa tre punti. È stato sufficiente essere meno confusionari, sfruttare con lucidità le occasioni create e pressare con ritmo fino al 95’. Un pizzico di organizzazione in più e il Milan è stato battuto, in una partita dove i valori non lasciano presagire questo andamento.
È la prima sconfitta esterna in Serie A in tutto il 2022. Non è tutto da gettare, però è chiaro che il trend in generale non sia così positivo in questo campionato. Genova, Empoli e Verona son state trasferte risolte anche con una fetta di fortuna, quindi la sconfitta di ieri non risulta esattamente un fulmine a ciel sereno.
Come risolvere questa atavica problematica? Lavorare sui singoli, provare anche Thiaw e Vranckx nei relativi ruoli, visto che Pobega e Gabbia non sempre hanno fatto bene. Valutare cambi di modulo magari nelle diverse fasi del match, con una mediana a tre che potrebbe ridare un po’ di compattezze. Le soluzioni non mancano, sebbene al momento non sembrino di primissimo piano. Ma cambiare serve, altrimenti sarà una stagione dove si punterà alle top 4 e non allo Scudetto.


