Antonio Mirante, doppio ex del big match tra Milan e Roma, è stato intervistato dalla Gazzetta dello Sport prima della partita di San Siro. Tra i vari temi, un passaggio sullo spavento cardiaco.
Che partita si aspetta: “Vedo molto bene i rossoneri, solidi e di nuovo compatti. Certo, le assenze di Rabiot e Pulisic pesano. Spero possano responsabilizzare ancor di più Leao: è un campione, può decidere la partita da solo“.
Su Leao: “Un ragazzo solare, sempre sorridente e con colpi da campione. A volte, soprattutto da fuori, può dare l’idea di essere un ragazzino. Invece è maturato molto. Adesso riesce a stare molto più dentro alla gara“.
Su Maignan: “Ricordo un professionista incredibile, come lui ne ho visti pochi in vent’anni di carriera. Maniacale, attento a tutto, quasi ossessivo. Io ero un ‘vecchietto’, eppure ho imparato tanto da lui che invece era un ragazzo. È straordinario e mi creda, era già leader del gruppo anche senza fascia. Ora da capitano lo sarà ancor di più“.
Chi l’ha stupito in quella squadra: “Molti, ma su tutti direi Pulisic. Mi aspettavo un giocatore forte, quello sì, invece arrivò un ragazzo che aveva anche un’intelligenza calcistica fuori dal comune. Nessuno è come lui in Serie A. Sa fare le due fasi divinamente. Peccato non vederlo domenica a San Siro“.
La malattia cardiaca avuta a Bologna: “Sì, sono stati dieci giorni di inferno. Ti passa davanti tutto, in un flash ti scorre davanti il film della tua vita. Io stavo tornando da una trasferta e mi resi conto di stare male: feci una visita e mi trovarono delle aritmie cardiache. Calò il buio. In quei momenti pensi a sopravvivere, la carriera passa in secondo piano. Feci riflessioni sul ritiro? Sì, pensai che avevo fatto già tanti anni di Serie A e che dovevo pensare alla mia famiglia. Poi i medici mi tranquillizzarono e iniziai la riabilitazione“.



[…] c’è Milan–Roma, una grande occasione per ricordare ancora una volta ai rossoneri che cosa si sono fatti scappare, […]