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Rivera: “Il Milan può vincere la seconda stella, non mi sembra che la squadra si sia sfasciata”

Una carriera passata in rossonero e 12 trofei vinti con la maglia del Milan: Gianni Rivera torna a parlare del suo club in un’intervista ai microfoni della Gazzetta dello Sport nel giorno della partenza del nuovo campionato, nel quale la squadra di Stefano Pioli difenderà il tricolore conquistato sul campo nella scorsa stagione. Ecco le sue parole.

Il Milan può rivincere, certo. A maggio ha festeggiato con merito, con i riconoscimenti da dividere tra società, allenatore, calciatori. In estate, poi, non mi sembra certo che la squadra si sia sfasciata… Previsioni? Il bello del calcio è che, prima di giocare, non si sa niente, anche se tutti fanno previsioni. È come dire se domani pioverà, quando fuori c’è il sole…“.

Sul significato della seconda stella: “Ogni vittoria ha un significato. Quanto al Milan, questa seconda stella sarebbe potuta arrivare prima ma qualcosa evidentemente è andato storto“.

Sulla figura dell’allenatore: “Guardi, per me gli allenatori sono tutti uguali. Rocco e Liedholm erano il massimo perché, pur essendo differenti, ragionavano allo stesso modo, senza protagonismi. Mourinho? Non va in campo, è questo che voglio dire. E per dare un giudizio su un allenatore, dovrei conoscerlo. A me, comunque, sembra un tecnico che a volte vince e a volte perde. Ancelotti vince sempre. Ovunque vada. È notevole“.

Sulla sua carriera da allenatore mai iniziata: “Non è detta l’ultima parola. Ho il cartellino da allenatore professionista, nella mia vita sto bene ma mi piacerebbe tornare nel calcio, anche da allenatore a quasi 80 anni, perché no? In fondo, un allenatore non deve correre…“.

Sui calciatori di oggi: “Noi avevamo più coraggio, sì. Se c’era qualcosa da dire, finivamo per dirlo. Ora no. Rapporto calcio-politica? Sono paralleli: calciatori e politici non si espongono mai. Anzi, i politici qualche volta lo fanno ma, se serve per convenienza, si rimangiano tutto“.

Sul punto di (ri)partenza dell’Italia del calcio: “Deve partire dai giovani. Forse ci sono troppi stranieri, di sicuro dobbiamo puntare sui ragazzi. Non è vero che non nascono più campioni. Io ho creato un’accademia, di cui parlo anche sul mio sito giannirivera.it. Partiremo a giugno e sarà un’academy itinerante, con la Calabria come prima tappa. Avremo ex calciatori come Sormani e De Sisti, oltre ad alcuni arbitri, perché ho visto giovani arbitri aggrediti e non è possibile. Prima che dalla tecnica, bisogna ripartire dall’etica“.

E conclude: “Oggi non guardo molto calcio ma mi sono reso conto che i numeri 10 non esistono più. L’ho capito quando ho visto un portiere col mio numero… Giocatori che trasmettono emozioni? Non voglio parlare di singoli ma sì, ci sono. Ogni epoca trasmette emozioni, altrimenti gli stadi sarebbero vuoti. Oggi comunque si gioca quasi sempre tutti schiacciati in una metà campo. Per fortuna nel secondo tempo i calciatori si stancano un po’, così si vede un po’ di tecnica. Ah, un’altra cosa: non capisco il modo di battere il calcio d’inizio. Tutti giocano il pallone all’indietro. Se noi in Messico avessimo fatto così, non avrei segnato il 4-3 alla Germania. Il livello dei miei tempi non c’è più. Mi sembra si veda sempre meno un Pelé, un Maradona. Magari anche un Rivera…“.

Gianni Rivera
Gianni Rivera

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