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Un signore prima di essere un grande allenatore: Pioli ed il lavoro fatto al Milan, mai sottolineato abbastanza

La sosta per le nazionali porta a riflettere ad ampio raggio sulla situazione in casa rossonera. È un momento di riposo per chi, come Stefano Pioli ed i suoi giocatori, lavora ininterrottamente dalla fine di agosto scorso. Un lavoro continuativo iniziato nell’oramai lontano ottobre 2019, quando il tecnico emiliano subentrò al collega Giampaolo, in un momento terribile per il Milan.

Dalle macerie è stato costruita la squadra che oggi vediamo scendere in campo in media ogni 4 giorni dall’inizio della stagione. Da queste macerie Stefano Pioli è riuscito a ricreare un gruppo, una famiglia, ma soprattutto una squadra che è tornata a far paura a qualsiasi avversaria, che sia Manchester United o Fiorentina. Il grande lavoro dell’allenatore rossonero è sempre sottolineato per la bravura nella creazione di un gruppo forte e coeso e di un grande spirito di cooperazione. Meno evidenziati sono l’aspetto tecnico, che ha avuto nelle due gare contro i Red Devils la propria massima espressione a livello europeo, e quello comunicativo.

Milan: Stefano Pioli - Milanpress, robe dell'altro diavolo
Milan: Stefano Pioli – Milanpress, robe dell’altro diavolo

Intensità, qualità e tattica: calcio europeo

In queste settimane si sono scatenati commenti per l’uscita delle squadre italiane dalle competizioni europee. Solo la Roma ha passato gli ottavi di Europa League ed è rimasta l’unica rappresentante del calcio nostrano. Per quanto il Milan non sia preso molto in considerazione nelle critiche fatte ad altre compagini, al contempo passa quasi in sordina la qualità delle due prestazioni contro lo United dei rossoneri. All’andata un dominio territoriale all’Old Trafford, dinanzi alla squadra che aveva battuto qualche giorno prima il Manchester City in casa propria. Al ritorno, al di là delle assenze e di un secondo tempo a ritmi abbassati, dopo i primi 15′ di sofferenza è venuto nuovamente fuori l’11 di Pioli che ha messo sotto la seconda squadra attualmente in Inghilterra.

La Premier League è spesso, giustamente, presa come esempio perché miglior campionato europeo. La seconda della Serie A ha dimostrato di essere all’altezza e di avere forse qualcosa in più rispetto alla corrispondente oltremanica. Ma com’è stato possibile tutto questo? L’artefice è Stefano Pioli, la mentalità e l’impostazione di gioco data ai giocatori.

INTENSITÀ: una della caratteristiche fondamentali del Milan è l’aggressività, l’intensità con e senza la palla. Non è un caso che appena perso un pallone i rossoneri si fiondino sull’avversario e, molte volte, riescano a rubare il pallone. Si rimprovera al calcio italiano della mancanza di intensità. Ebbene, Roma e Milan (anche nella bellissima gara l’una contro l’altra all’Olimpico), oltre all’Atalanta, hanno fatto vedere di essere sulla buona strada per competere con molte delle big del calcio europeo, tanto elogiate sotto questo aspetto.

QUALITÀ: abbinata alla caratteristica precedente, Pioli ha sempre affermato di cercare la qualità nei suoi uomini. Non è un caso che quando Brahim Diaz è a disposizione è quasi sempre uno dei migliori. Stesso discorso per Hakan Calhanoglu o Ismael Bennacer. In alcuni ruolo serve un salto di qualità, ma è normale per una squadra che sta cercando di tornare grande. Qualitativamente parlando, per combinazioni (vedasi azione del gol di Dalot contro il Verona) anche tra giocatori forse di seconda fascia, il Milan è una delle top squadre italiane.

TATTICA: si ricollega alla qualità. L’aspetto tattico, gli schemi sono sempre sottolineati quando si parla di altri allenatori. Mancano spesso interventi su come Pioli metta la squadra in campo. Due terzini che fungono da ali o da incursori centrali; due mediani che garantiscono equilibrio, ma che non disdegnano le sortite offensive; due esterni alti che, a seconda della gara, possono stringersi o allargarsi in tandem con il terzino. In fase offensiva si crea qualche volta una sorta di 2-2-1-5, con Calhanoglu che funge da creatore di occasioni. Altre volte un terzino che si blocca ed una sorta di 3-2-1-4. E poi la capacità in fase difensiva di adattarsi all’avversario: talvolta con un 4-4-2 (Calhanoglu sulla linea del centravanti), altre invece il mantenimento del 4-2-3-1, altre ancora un terzino che esce in pressione alta. Insomma, un mix di soluzioni che rendono il Milan una squadra più che europea e moderna, nonostante si tenda a nascondere una tale affermazione.

La comunicazione pulita di Pioli e del Milan

L’altro punto forte è la comunicazione di Pioli, del Milan come società in generale. Mai una parola fuori posto, nessuna parola sprecata in conversazioni futili. La signorilità del tecnico rossonero non si scopre di certo oggi, ma si sposa perfettamente con quella di Maldini, rendendoli una coppia (non ne voglia Massara) molto affiatata.

Parola d’ordine: equilibrio. Ciò non per forza implica una mancanza di ambizione, tutt’altro. In più casi, sia uno che l’altro hanno dimostrato di puntare al massimo ed è forse quello che sta spingendo il Milan a fare sempre meglio. E poi c’è Zlatan Ibrahimovic, una figura che divide: per alcuni troppo spavaldo, per altri leader. Si è creata questo legame speciale nell’ambiente, un mix di personalità che ben si integrano l’una con l’altra.

Tutto questo e molto altro è stato costruito in un anno e mezzo, forse molte volte lo si dimentica. Si dimentica da quale situazione è uscito il Milan, da quale situazione sono usciti Pioli e Maldini. Non sarà Guardiola, non sarà Klopp, non sarà Pochettino, ma lui è Stefano Pioli: fin quando lavorerà con questa lucidità ed abilità il Milan dovrà tenerselo ben stretto. La storia è ancora tutta da scrivere ed i risultati non saranno che la normale conseguenza al lavoro fatto.

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