Una stagione intera compressa dentro una notte. Novanta minuti per dare un significato a dieci mesi di lavoro. Domani sera a San Siro il Milan si gioca ciò che Massimiliano Allegri aveva indicato sin dal primo giorno come il traguardo minimo: la qualificazione alla prossima Champions League. Lo aveva profetizzato lungo il percorso: «Ci arriveremo fino all’ultima giornata». È andata esattamente così. E già questo, nel bene e nel male, racconta molto della stagione rossonera.
Un campionato a due facce, quasi schizofrenico
La prima metà aveva restituito l’immagine di una squadra solida, matura, persino pronta a reggere il passo scudetto. Vittorie sporche ma pesanti, nel segno dell’equilibrio e del pragmatismo, il marchio di fabbrica di Allegri. Poi la seconda metà, il calo netto e improvviso, quasi inspiegabile nella sua portata. Il passo si è fatto incerto e San Siro è diventato terreno di conquista per le avversarie. La brillantezza si è spenta proprio quando il traguardo sembrava a portata di mano. Una flessione che ha trasformato una qualificazione apparentemente in controllo in una resa dei conti all’ultima curva.
Il Milan ancora padrone del proprio destino
È questo il paradosso di una stagione imperfetta: aver dissipato quasi tutto e avere ancora la possibilità di salvare tutto. Perché il peso di Milan-Cagliari non si misura solo in classifica, dentro quei novanta minuti c’è molto di più di un terzo o di un quarto posto.
C’è il futuro immediato di Massimiliano Allegri, legato a un contratto fino al giugno 2027 con prolungamento automatico al 2028 in caso di Champions. C’è la volontà di Gerry Cardinale, che sarà a San Siro per la seconda settimana consecutiva dopo la presenza di Genova, di trattenere il tecnico toscano. La proprietà ha già fatto capire di considerare Allegri l’uomo da cui ripartire, ma il calcio ha una logica semplice: i programmi si consolidano con i risultati. E a insegnarlo è lo stesso allenatore livornese.
E poi la rifondazione dirigenziale
Sarà un’estate di cambiamenti, di aggiustamenti profondi nella struttura dirigenziale, con la catena decisionale che verrà ottimizzata. Farlo da squadra qualificata in Champions significherebbe muoversi con più risorse e più credibilità. Farlo senza significherebbe, inevitabilmente, ripartire con mille dubbi. Per questo domani sera non sarà soltanto l’ultima partita della stagione, sarà un bivio.
Il Milan arriva a questo appuntamento portandosi addosso tutte le contraddizioni dell’annata. Adesso, però, non conta più nulla di ciò che è stato. Conta solo quello che sarà. San Siro farà la sua parte, come sempre, con 74mila spettatori previsti. Al Milan non resta che meritarsi la Champions. E con lei il diritto di progettare il domani con un orizzonte da grande club.



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