Il Milan aveva bisogno di una risposta e contro il Lecce l’ha trovata. Il netto 3-0 non cancella gli errori passati o il passo falso contro il Benfica, ma consegna (almeno questa volta) a San Siro delle certezze. Dei giocatori da cui ripartire, dei giocatori da cui costruire. U
n qualcosa di solido molto vicino a quello che Ruben Amorim ha in mente. Pulisic, Rabiot e Moreira hanno firmato la serata, ma oltre ai tre gol e alla vittoria c’è altro da prendere. Innanzitutto quei tre punti che fanno salire a 11 lunghezze, poi il primo gol del primo tempo in stagione, e una leggerezza per tutti i 90′ da cui c’è bisogno di partire, anzi ri-partire, al ritorno dalla sosta. Infatti adesso viene la parte più difficile. Non ricominciare da zero.
Il Milan ha trovato una risposta: ora deve conservarla
Perché sarebbe fin troppo semplice archiviare il Lecce come una bella domenica e aspettare la prossima partita per capire quale sarà il nuovo Milan. Ed è proprio questo che non dovrebbe accadere. Amorim ha sperimentato, ha cambiato, ha osservato e soprattutto ha cercato di capire i suoi giocatori. Alla vigilia della sfida aveva spiegato di voler vedere una squadra più dominante, capace di controllare meglio le partite e di creare connessioni migliori, soprattutto vicino all’area avversaria.
Contro il Lecce qualcosa di tutto questo si è visto. Pulisic è tornato dall’inizio e ha inciso, Rabiot ha trovato un altro gol, Moreira ha confermato di avere un rapporto ormai piuttosto interessante con la porta avversaria e Modric ha dato ancora una volta ordine alla manovra. Non sono soltanto buone notizie singole: sono pezzi di una possibile identità. Ed è qui che la sosta deve diventare preziosa. Non per inventare un altro Milan, ma per consolidare questo.
Amorim e quella libertà che può diventare una certezza
C’è poi un dettaglio che merita di essere trattenuto. Dopo la partita, Amorim ha sottolineato come i giocatori abbiano avuto maggiore libertà. E non è una sfumatura da poco. Il portoghese ha riconosciuto anche gli errori commessi nella precedenti esperienze, spiegando di aver compreso che non ci si può fissare su un solo sistema e che bisogna adattare le idee alle caratteristiche dei giocatori. La flessibilità, però, deve avere un limite: può essere uno strumento per trovare la propria identità, non diventarlo.
Il Milan ha bisogno di sapere da dove ripartire ogni domenica. Non necessariamente con gli stessi undici, non necessariamente con lo stesso modulo, ma con gli stessi principi. È questa la differenza tra cambiare e costruire. E Amorim lo sa.
Una sosta da non sprecare
Adesso tre settimane di riposo. Un’eternità. Il prossimo appuntamento sarà Sassuolo-Milan dell’11 ottobre. E il Milan ci arriverà sì con venti giorni di lavoro a Milanello, ma anche come una delle squadre con più giocatori prestati alle Nazionali. Questo riduce inevitabilmente il lavoro collettivo. Ma rende ancora più importante ciò che Amorim potrà fare con chi resterà e, soprattutto, ciò che dovrà essere comunicato a chi tornerà dai rispettivi ritiri. Perché il rischio più grande sarebbe arrivare a Sassuolo e vedere un’altra squadra ancora. Il Milan non ha bisogno dell’ennesima ripartenza. Ha bisogno di continuità. Alla ripresa servirà un Milan sempre più consapevole di quello che vuole, anzi, che può, diventare.



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