L’ex general manager corporate and finance di Webuild, Massimo Ferrari, ha rilasciato un’intervista ai microfoni della Gazzetta dello Sport nella quale ha parlato del Milan. È stato membro del CdA rossonero durante il periodo del Fondo Elliott e da tifoso rossonero sarebbe pronto ad assumere un incarico in società. Tra le altre cose, fa parte del CdA di Cairo Communication e di CairoRCS Media. Ecco le sue parole.
Ferrari si propone al Milan: «Se mi presentassi con 100 milioni…»
«No, non ho parlato con Gerry Cardinale. Ho però trasmesso alcune mie idee a manager e personalità di spessore e devo dire che sono ampiamente condivise, quello sì. Ho appena chiuso un capitolo di 15 anni di vita che ha richiesto molti sacrifici, a 64 anni ho anche altre ambizioni personali. Però il Milan è una passione e un ambiente che conosco bene essendo già stato in CdA con Elliott, in un momento difficile perché eravamo sotto sanzione Uefa. Se ci fosse una sola chance la valuterei. C’è un tema di fondi, necessari e da reperire al di là del trading dei giocatori: diciamo che, per ipotesi, se mi presentassi con 100 milioni da mettere in un fondo che investe nel Milan sono sicuro che sarei ascoltato».
Su Maldini
«Adesso serve un reset. L’azionista mi pare consapevole che si debba investire in una filiera nuova. Dico che l’ad deve essere pagato come gli altri, fare da controllore, saper dire dei no, smussare gli angoli, far lavorare tutti ed essere il guardiano della comunicazione. Deve governare un board di gente che sappia o di conti, o di regole, o di calcio. Ci vuole un allenatore leader. E alla direzione tecnica serve qualcuno di credibile. Lo dico subito: penso che uno come Paolo Maldini ci possa e ci debba stare».
Ferrari prosegue: «Ciascuno ha i suoi difetti, ma una società lo gestisce. Certo, poi bisogna distribuirgli delle deleghe. D’altra parte chi guida l’area tecnica non deve poi interferire con l’allenatore. Che a sua volta non può imporre a scatola chiusa tutti i suoi collaboratori, perché, come dicevo, nell’ambito medico o della preparazione, bisogna rispettare standard di innovazione e di alta qualità».
Sull’ambizione del Milan
«Da noi non qualificarsi in Champions è un disastro. Ma porsi il 4° posto come obiettivo, cioè il minimo per la sopravvivenza, significa sbagliare tutto. La media di chi si pone l’obiettivo di arrivare quarto è stare tra il quinto e il settimo posto. Tutto parte da qui e tutto è collegato. Ci vuole una visione unica che permea tutta la società e una voce sola. È chiaro a tutti che una società di calcio è una media company. C’è un mercato di diritti televisivi che bisogna far crescere. La sostenibilità è imprescindibile, ma a volte spendere di più significa avere ritorni molto maggiori. Il monte ingaggi dell’Inter è 50 milioni superiore al Milan ma genera 80 milioni in più. Non si possono vendere false promesse, un orizzonte serio per vincere è di tre anni. Ma è il momento di azzerare e ripartire».
Sul nuovo stadio: «Non basta investire, bisogna raccontare il progetto e spiegare alla cittadinanza il valore aggiunto».
Sul modus operandi: «Per il trading giocatori prendo spunto dalla mia esperienza nella gestione del risparmio. L’idea di comprare a 20 e vendere a 50 è statisticamente dimostrato che non si realizza. Anche perché i costi di transazione – leggi le provvigioni dei procuratori – sono folli. Poi spesso i giocatori si svalutano, al Milan ci sono tanti esempi, da Estupinan a Nkunku, da Gimenez a Fofana. Con altri si fa pari, penso a De Winter, Okafor, Jashari, Ricci… Le vere plusvalenze sono rarissime: Tonali, Reijnders, Thiaw, e comunque anche vendere ogni anno quelli che funzionano depaupera la squadra. Non ci vuole un genio per capire che i giovani di talento sono così pochi che è difficile azzeccarli… E quindi, dandosi un obiettivo di 2-3 anni, bisogna aspettare la crescita dei giocatori, vediamo il caso De Ketelaere. E avere uno scouting di livello».



[…] potuto passare le giornate nel suo ufficio, sorseggiando caffè e facendo semplicemente Paolo Maldini. Ma vi assicuro che ogni singolo giorno, con il sole, con la pioggia o con il freddo, era lì a […]