Lasciare in panchina Rafael Leao è lesa maestà?

Non sempre, fine del pezzo. Scherzi a parte, Rafael Leao è destinato a far discutere sempre e comunque: è così da quando è arrivato in Italia nell’estate 2019 e sarà così finché non lascerà il nostro Paese. Perché non esiste mai una via di mezzo con lui nei giudizi, è uno degli argomenti maggiormente polarizzanti nel panorama calcistico. Ci si divide tra chi pensa che possa fare molto di più per via delle caratteristiche fisiche e tecniche e chi, invece, lo ritiene imprescindibile e determinante a prescindere.

Non è un caso che le sue esclusioni da inizio stagione (6 in totale) abbiano fatto così discutere, ultima delle quali al Via del Mare dove è entrato all’intervallo e ha servito l’assist decisivo per Pulisic, oltre al passaggio per Joao Felix in occasione dell’autogol di Gallo. Tre di queste assenze dal 1′ portano il nome di Sergio Conceicao, sul banco degli imputati per questo “crimine”, ma è davvero lesa maestà?

La risposta personale è stata data all’inizio: no, non lo è. A patto però che non si riconduca a lui il motivo principale per cui il Milan stia attraversando una stagione ampiamente negativa.

È interessante evidenziare come l’ex Porto abbia escluso Leao dall’undici titolare per ben tre volte nelle ultime 6 partite giocate in campionato, ma in tutte queste gare abbia lasciato il timbro (1 gol e 2 assist). Estrapolando questo numero dal contesto è facile crearne un caso, quando in realtà due delle tre panchine sono state a cavallo delle sfide di Champions contro il Feyenoord, in un momento in cui il numero 10 non era al 100% fisicamente (qualcuno ricorda l’antinfiammatorio di Rotterdam?).

L’ultima è stata più di natura tattica perché l’idea del tecnico era chiara: svuotare il lato sinistro con un giocatore offensivo abile nella zona centrale (Pulisic) e lasciare spazio alle discese di Theo Hernandez, apparso in serata positiva. Una mossa che non ha pagato in termini di risultato (1-0 a fine primo tempo), ma che ha visto un francese molto più vivo e una manovra a tratti più fluida. Il subentro di Leao ha portato più staticità nel giro palla e una ricerca continua del suo isolamento uno contro uno.

È indubbia la qualità e l’importanza del 10 rossonero per la squadra, solamente uno stolto parlerebbe di lui come un “one season wonder“. Questo però non implica il fatto che debba diventare un tabù gestirlo fisicamente, atleticamente e tatticamente, privandosene talvolta dal 1′ e utilizzandolo come arma impropria nel corso della gara per sfruttare la sua freschezza e la sua gamba contro una squadra più stanca. Nel calcio delle 5 sostituzioni e delle partite ogni tre giorni (ora non più), bisogna ragionare su 15/16 giocatori nell’arco dei 90′.

Il primo ad averlo capito sembra essere proprio lui con atteggiamenti e parole oramai sempre impeccabili. Perché creare un caso quando un caso non c’è? Non si tratta di normalizzare la panchina di un big, quanto di normalizzare una scelta all’interno di una stagione in cui Leao, titolare o dalla panchina, resta protagonista.

Milan: Rafael Leao, Theo Hernandez (Photo Credit: IPA Agency)
Milan: Rafael Leao, Theo Hernandez (Photo Credit: IPA Agency)
Daniele Minini
Daniele Minini
Giornalista pubblicista, appassionato di sport. 25 anni. Ho studiato lingue, sono laureato in Scienze della Comunicazione e frequento un Master in Giornalismo. Multitasking e sempre pronto a imparare.

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