Era fine marzo, la pausa delle nazionali iniziata da pochi giorni, e Simon Kjaer aveva perso titolarità complice il cambio di modulo. Ai giornalisti rilasciò poche parole ma con un certo peso specifico: “Lavoro sodo ogni giorno anche se ultimamente vengo impiegato poco. Spero che lo cose cambino“.
In effetti col 3-4-1-2 del mese di marzo, il danese non ha mai giocato pur essendo sempre a disposizione. È tornato titolare e protagonista quando Pioli è tornato a 4 dietro, proprio in una partita sparti acque della stagione e intendiamo naturalmente Napoli-Milan di campionato.
Questo mese ha giocato sempre e solo contro i partenopei, disputando per intero tutte e tre le sfide contro gli uomini di Spalletti, riposando nelle gare di Serie A che si sono frapposte tra l’andata e il ritorno dei quarti di Champions.
Il messaggio forte e chiaro è arrivato. Il leader li dietro è ancora lui. Se sta bene la maglia dal primo minuto è sua. Riuscire a guidare una difesa contro il miglior attaccato del nostro campionato, subendo un solo gol in pieno recupero, su 270 e oltre minuti disputati, è certamente un risultato straordinario ancorché insperato.
Kjaer è tornato dunque a tutti gli effetti. Certo va gestito perché l’anno scorso la rottura del crociato l’ha tenuto fuori molti mesi e i diversi stop muscolari di questa stagione sono imputabili all’infortunio grave di fine 2021.
Tuttavia averlo ritrovato rappresenta un importante vapore aggiunto in questo finale di stagione tesissimo e chissà, potrebbe esser un segnale per un prolungamento di contratto. La scadenza è giugno 2024, ma quest’estate forse qualche valutazione assieme al club verrà fatta. La sua leadership sappiamo non esser affatto in discussione.


