Situazioni differenti, avversaria differente, ma pur sempre un big match dopo la sosta contro una contendente per lo scudetto. Il Milan rivedrà i fantasmi di un mese e 6 giorni fa o metterà in pratica la lezione imparata nel derby?
Un’altra pausa per le nazionali è terminata e un altro scontro diretto apre il nuovo tour de force rossonero: 6 partite in 20 giorni prima di un altro stop. 6 gare in cui la squadra allenata da Stefano Pioli sarà impegnata su due fronti, Serie A e Champions League.
In Europa non tutto, ma quasi verrà determinato: la doppia sfida contro il Paris Saint-Germain sarà ad alta tensione. Uscire senza vittorie complicherebbe in maniera quasi definitiva il girone a due match dal termine. In campionato, invece, Juventus, Napoli, Udinese e Lecce saranno le rivali: la seconda stella è da marcare stretta perché il Biscione non molla. Il focus, però, è su questa sera, su “LA” grande partita.
Milan, il derby e la Vecchia Signora: rientri poco “soft”
Di certo il calendario che attendeva il Milan nei primi tre mesi dell’anno era ben poco clemente sulla carta: 5 scontri diretti in campionato e 4 partite nel girone di ferro di Champions. Per ora il Diavolo se l’è cavata abbastanza bene, ma il trittico infernale di questa settimana alzerà ancora l’asticella.
Poco più di un mese fa, i rossoneri si apprestavano ad affrontare un derby con tanta energia positiva ed entusiasmo dopo un inizio di stagione che aveva convinto, sia sul piano del gioco che dei risultati. Il derby ha come demolito quanto di buono fatto e fatto entrare in un turbine da cui era complicato uscire velocemente. Una manita è un’umiliazione, ancor di più nella stracittadina contro la tua più grande rivale, quella con cui combatterai per la seconda stella. Pioli, sommerso di critiche, è riuscito invece a far ripartire i suoi ragazzi che hanno vinto partite in maniera forse più “pratica”, senza brillare come nelle prime uscite.
La batosta contro l’Inter è una lezione appresa e ora va dimostrato in una situazione simile. I bianconeri non sono i nerazzurri e lo score contro Allegri degli ultimi tempi non è uguale a quello contro Inzaghi per il tecnico emiliano. Tuttavia, la Vecchia Signora che arriva a San Siro ha motivazioni a non finire. Il Milan, in fondo, è la squadra che è andata in Champions League sfruttando la penalizzazione della scorsa annata e le parole di Chiesa delle scorse settimane non hanno che confermato l’insofferenza verso il Diavolo.
Il 3-5-2 bianconero non è quello nerazzurro, ma l’impostazione della partita potrebbe essere a tratti uguale: attendere compatti il giro palla rossonero e sfruttare leggerezze. L’Inter ha saputo farlo più che bene realizzando 5 gol. Gli esterni di centrocampo con chiara propensione offensiva suggeriscono anche una certa idea di ripartenze veloci, così come la scelta di Kean al posto di Vlahovic in attacco. Le preventive e la brillantezza nelle giocate in fase offensiva saranno decisive: rispetto ad un mese fa serve l’altro volto del Diavolo.
Certamente non è lo stesso Milan che ha affrontato l’Inter questo. In primis perché ha vissuto sulla sua pelle un’esperienza a tratti traumatica come quella del 16 settembre scorso. In secundis perché deve affrontare, anche quest’anno, un’emergenza indisponibili: Maignan e Theo Hernandez mancheranno per squalifica, Chukwueze, Loftus-Cheek, Sportiello e Bartesaghi (oltre a Bennacer e Caldara) per infortunio. Sarà la squadra di Musah e Adli a centrocampo, ma anche quella di Mirante tra i pali e di Florenzi sulla sinistra, con un Tomori in più al centro della difesa. La grande classica del calcio italiano apre le porte ad una settimana di calcio di altissimo livello: i rossoneri devono dimostrare di essere all’altezza.


