È proprio il caso di dire: ne è passato di tempo. Domenica sera a San Siro andrà in scena Milan-Juventus, match valido per la nona giornata di Serie A. Una gara che però offrirà anche altri riscontri che almeno da dieci anni non venivano presi in considerazione: è di nuovo una partita scudetto.
Dal 2011-2012, da quel famoso Milan-Juventus ricordato per il gol di Muntari che non fu segnalato, le due squadre non si affrontano con il tricolore in gioco. Certo, è ancora ottobre, ma la sensazione è che entrambe si giocheranno il primo posto fino alla fine. O perlomeno lotteranno per buona parte della stagione, insieme anche a Inter e, forse, Napoli.
La Gazzetta dello Sport odierna propone questo tema e analizza gli enormi cambiamenti di questo decennio. Il Milan ha passato tre proprietà (quattro se si conta anche Berlusconi), otto allenatori, ma ora è una società con i conti in ordine ed un bilancio in utile dopo 17 anni di perdite e un fatturato record da 400 milioni. La Juventus, dall’altro conto, chiude il bilancio 2023 con un rosso di 123,7 milioni, in miglioramento rispetto al -238 del 2022. Entrambe arrivano da un’estate diversa, da un 2023 diverso a livello dirigenziale: i rossoneri hanno promosso il trio Furlani-Moncada-D’Ottavio, i bianconeri hanno puntato su quello formato da Ferrero (presidente), Scanavino (ad) e Cristiano Giuntoli (ds).
E poi gli allenatori. Il destino vuole che fu proprio Massimiliano Allegri a giocarsi lo scudetto sulla panchina del Diavolo nella stagione 2011-2012. Oggi siede su quella della Vecchia Signora, ma contro Stefano Pioli dal suo ritorno in bianconero non ha mai vinto: 2 pareggi e 2 sconfitte. È tornata Milan-Juventus, è tornata una grande classica per il tricolore.


