Ogni parte fa il proprio interesse in una trattativa che, al momento, sembra vivere una fase di stallo. Ardon Jashari resta per ora un giocatore del Club Brugge sulla carta, ma si sente un giocatore del Milan e vuole diventarlo il prima possibile. È indubbia la sua volontà, così come quelle del club rossonero e del club nerazzurro. Fino a che punto si può però andare avanti nel braccio di ferro?
La società belga fa melina sull’ultima offerta da 32,5 milioni di euro più 5,5 di bonus da parte di quella italiana e non ha dato ancora una risposta definitiva. Un atteggiamento che inizia a spazientire i piani alti di Casa Milan, perché di fatto una proposta è ancora sul tavolo e basterebbe una decisione per capire come muoversi di conseguenza.
Ed è proprio questo l’errore che sta compiendo il Diavolo in questo momento: attendere senza agire preventivamente. O almeno non lo ha fatto dalle informazioni disponibili, poi sotto traccia può succedere di tutto, non sarebbe la prima e nemmeno l’ultima volta sul mercato. Perché non cercare di mettere alle strette il Bruges avanzando in una trattativa parallela per un giocatore che possa rappresentare un’alternativa a Jashari? Ma soprattutto: c’è un’alternativa ad oggi per Jashari?
Ciò che sembra mancare (sembra, giusto ribadirlo) è la prontezza nel virare su un altro obiettivo ove quello primario sia impraticabile o complicato, non tanto quei 2,5 milioni di parte fissa che ballano tra domanda e offerta. Lì si parla di contrattazione e come tale si rispetta la richiesta, ma anche la proposta ritenuta congrua. Qualora però non ci fosse la condizione per andare avanti, far saltare il banco può diventare una soluzione. A patto che ci sia il piano B pronto.
Non è la prima e non sarà l’ultima lunga trattativa per il Milan che ha delle idee chiare sul lato economico delle operazioni, è per questo che si ritiene necessario un passo in avanti su piste diverse, in linea con i paletti imposti dalle politiche interne del club.


