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Milan, nel campionato più bello degli ultimi 10 anni serve il campione: Ibra sia il Seedorf del 18° scudetto

Mancano 9 partite alla fine del campionato più bello, avvincente e combattuto degli ultimi 10 anni. Non perché ci sia in testa il Milan, ma perché a 9 giornate dalla fine ci sono 3 squadre con le stesse identiche possibilità di vincerlo e addirittura una quarta pronta a inserirsi. La storia di questa Serie A ci suggerisce che nessuna delle contendenti, per motivi differenti, dovrebbe avere la forza di vincere tutte le partite che mancano fino al raggiungimento dell’aritmetica certezza del titolo. Questo significa che assisteremo ad altri passi falsi di Milan, Inter e Napoli.

Paradossalmente al momento la squadra più solida sembra la Juve, ma il ritardo in classifica e la contemporaneità della Champions League (se dovesse qualificarsi col Villarreal) dovrebbero metterla fuori gioco nella corsa al titolo. Dicevamo dunque di questa corsa a 3 che andrà avanti sul filo del rasoio e che si deciderà per pochissimi punti e tantissimi dettagli.

Tutte e 3 sono fuori dalle coppe e, dopo la sosta delle nazionali, ripartiranno più o meno con le stesse energie e le infermerie quasi vuote. Superando l’Inter in semifinale di Coppa Italia, Milan avrà due partite in più del Napoli, in caso contrario una sola. Mentre l’Inter potrebbe averne 3 o 2 in più, considerando il famigerato recupero contro il Bologna. Dettagli, ma non troppo, perché i derby e le finali di Coppa possono sottrarre energie preziose.

9 partite con uno o due punti di vantaggio in classifica rappresentano un’eternità e, considerando la storia di questo campionato, non ha nemmeno molto senso andare a confrontare i calendari delle 3 contendenti e valutare il livello di difficoltà dei vari avversari. Milan, Inter e Napoli, hanno dimostrato di poter vincere con tutti e perdere con tutti. I rossoneri, in particolare, hanno palesato una grande confidenza con gli “scontri diretti” e hanno invece denunciato pericolosi cali di tensione negli impegni sulla carta più abbordabili, soprattutto quando è capitato di trovarsi presto in vantaggio, vedasi Sassuolo, Spezia, Salernitana e Udinese. Per questo motivo è pressoché inutile fare tabelle di rendimento in base ai rispettivi calendari, soprattutto a 9 dalla fine.

Salto nel passato: l’ultimo scudetto del Milan

Nell’anno dell’ultimo scudetto rossonero, a 9 dalla fine, i ragazzi di Allegri, orfani di Ibra, persero malissimo a Palermo, proprio prima della sosta per le nazionali. Era un Milan pieno di campioni, ma quella notte a Palermo non entrarono in campo con la testa giusta; invece del ruggito di Ibra, si vedevano i sorrisini scherzosi di Pato, Robinho e Cassano. In rosa, tra i tanti campioni, ce n’era uno che non andava molto a genio ad Allegri perché camminava in campo, non ascoltava le indicazioni e non “faceva gruppo”. Lo aveva spesso messo fuori squadra, preferendogli addirittura una ragazzino come Merkel. Si trattava di Clarence Seedorf.

Eppure, nelle ultime 8 partite, fu proprio lo straordinario olandese che, guarda caso, è stato recentemente in visita a Milanello, a trascinare la squadra verso il 18esimo tricolore. Prese per mano il Milan nel derby-scudetto, poi sfoderò una prestazione maiuscola a Firenze con tanto di gol e indirizzò con un altra rete pesantissima la gara successiva contro la Sampdoria. Nelle ultime partite si era eclissata la leadership di Ibra ed era stato il vecchio Seedorf a condurre il Milan verso lo scudetto.

Il nostro excursus serve a dire che in momenti come questo, quando i punti pesano come macigni e ogni scelta di gioco in campo può risultare decisiva, soprattutto con una classifica così corta, c’è bisogno di avere in squadra il campione, il trascinatore, quello che si carica tutto il peso psicologico sulle proprie spalle. Nel Milan di 10 anni fa i campioni erano tanti e alla fine fu Seedorf a trascinare la squadra nel finale. In questo caso di campioni in rosa il Milan ne ha uno solo ed è fondamentale che sia lui a prendersi in carico il compito di condurre i rossoneri alla vittoria finale.

L’unico vero campione in rosa: Zlatan Ibrahimovic

Il riferimento è ovviamente a Zlatan Ibrahimovic, che potrebbe fare ciò che gli era mancato nel finale di stagione dei suoi primi due anni rossoneri, cioè essere protagonista nel rush conclusivo della corsa scudetto. Chiaramente sarà difficile se non impossibile che Ibra riesca a giocare 90 minuti nelle ultime 9 partite, considerando che in mezzo c’è pure la nazionale. Ma sarebbe davvero importante che, compatibilmente con le sue condizioni fisiche, riesca ad essere presente con continuità e a garantire quei 3/4 gol che potrebbero essere decisivi per quel sogno chiamato scudetto. Quello che lui stesso, un anno e mezzo fa, aveva tirato in ballo tra lo stupore generale di compagni, avversari e addetti ai lavori.

In una squadra di grande corsa e di grande sacrificio, le qualità tecniche e la personalità dello svedese saranno ancora una volta decisive. Indipendentemente da quello che sarà il suo futuro. A Milano o in Svezia. In campo o dietro una scrivania. E a proposito di futuro e di qualità, non possiamo che chiudere quest’analisi sul rush finale in campionato menzionando un altro che dovrà necessariamente essere presente e decisivo.

Il riferimento è Franck Kessie. Fu lui a trascinare il Milan “alla Seedorf” nella fase finale dell’anno scorso per riportare i rossoneri in Champions League. La situazione di quest’anno è molto diversa: Kessie è stato a lungo assente tra infortuni e impegni con la nazionale (prima le Olimpiadi e poi la Coppa d’Africa), quando c’è stato non ha reso come prima e si sa già che a fine stagione lascerà il Milan a parametro zero. Ciononostante l’ivoriano è una risorsa troppo importante in queste ultime 9 partite.

Profetizzavamo due mesi fa la sua importanza in quella “nuova” posizione di trequartista, da lui occupata stabilmente in nazionale. In quella posizione consente a Pioli di far giocare sempre a centrocampo la coppia Tonali-Bennacer e soprattutto permette di avere una maggior copertura nella fase difensiva. Kessie trequartista, lo dicevamo, sarebbe stata la mossa decisiva per trovare l’equilibrio giusto sulla strada dello scudetto. E per questo motivo non aveva senso fischiarlo e contestarlo.

Uno dei tanti dettagli di cui parlavamo prima. Sembra che Pioli e Maldini stiano attenti a tutto e curino tutti nei minimi particolari. Gli unici dettagli sui quali, purtroppo, non possono intervenire sono quelle sviste arbitrali che cominciano a diventare davvero numerose. Finora il Milan è riuscito a neutralizzare errori arbitrali e infortuni, speriamo che non ce ne sia bisogno anche nelle ultime 9 partite

Milan: Zlatan Ibrahimovic (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)
Milan: Zlatan Ibrahimovic (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)

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