Milan Futuro, Navarro: «Con Amorim parlo tanto, sono venuto grazie a Kirovski. Sogno che tra 2 anni i miei ragazzi siano la prima squadra»

L’allenatore di Milan Futuro Sergi Navarro ha rilasciato una lunga intervista a gazzetta.it per riassumere le sue prime settimane rossonere. Di seguito le parole di Navarro.

Navarro sul suo arrivo

«In primavera mi ha chiamato Kirovski e mi ha colpito molto. Non ci conoscevamo ma diceva quello che dico io. Invece di parlarmi di vittorie e soldi, come fanno tutti, mi spiegava: ‘Ho bisogno di un allenatore sensibile’. Non è stato il prestigio del Milan a convincermi ma la sua sensibilità».

Sul suo obiettivo

«Responsabilizzare il giocatore, perché in campo deve decidere da solo. Lo dice la scienza, non io: se ti senti protagonista, il tuo livello si alza. Al primo allenamento, un anno fa al Debrecen in Serie A ungherese, un giocatore mi ha chiesto: ‘Come giochiamo?’. E io: ‘Ah, non lo so’. Mi guardavano malissimo. In Spagna e in Ungheria qualcuno diceva che con me non si fa nulla, perché faccio fare tutto ai giocatori, ma è la mia strategia. E qui al Milan tutti mi hanno capito».

Su una decisione presa

«Quando abbiamo giocato con l’Everton, ho chiesto ad alcuni giocatori di scegliere come avremmo attaccato, ad altri come avremmo difeso, ad altri ancora che cosa avremmo fatto sui calci piazzati. Hanno deciso loro».

Se i giocatori sbagliano

«Non sbagliano, sono più bravi di me. E poi, se io intervengo per correggere, è il mio ego che parla. Invece io mi fido dei miei ragazzi, come mi fido di mia moglie se è a casa da sola. Per me tutti i ragazzi che alleno possono arrivare a giocare titolari nel Milan. Tutti hanno il potenziale e la convinzione per farcela.

Plazzotta e Pandolfi, ad esempio, hanno il calcio in testa, guardano prima di noi quello che accade in campo. I calciatori possono non essere colti ma tutti hanno una grande intelligenza emozionale per il gioco, per capire che cosa sta succedendo in partita, altrimenti non sarebbero qui».

Su come si relazione coi ragazzi

«Io osservo e prendo appunti sul mio taccuino, come in partita. Poi vado dal giocatore e gli parlo. Negli ultimi due mesi ho fatto 100 colloqui individuali. Mi interessa sapere della loro vita fuori dal campo: chi è fidanzato, quali sono i loro hobby e passioni. Sono loro a dirmi dove vogliono migliorare. A qualcuno ho consigliato dei libri».

Su Vos

«Ho parlato tanto con lui, ma mai di calcio. Solo della vita: cosa lo rende felice e cosa infelice. Lui si è aperto e ha cambiato il suo approccio. E’ sempre puntuale, parla con tutti e sorride. Quando un giocatore sta bene, il talento si vede».

Sugli esercizi in settimana

«Oggi quattro contro quattro, domani uno contro uno: si cambia sempre, come la vita. E in allenamento non fischio i falli: i giocatori sanno arbitrarsi da soli».

Su tre novità che ha portato

«Nelle partitelle, un gol non è valido se non si esulta tutti insieme. I ragazzi hanno scelto le regole di comportamento, le multe e i quattro capitani: hanno votato Ossola, Sala, Piermarini e Mancioppi. Nella hall di Milanello ho portato scacchi, carte e Forza 4: i ragazzi in quelle aree possono usare lo smartphone ma l’idea è che lo lascino da parte e giochino insieme».

Su cosa chiede alla squadra in campo

«Prendere l’iniziativa, con e senza palla. Il risultato non è vincere o perdere 4-0, è guardare il processo di crescita nelle singole partite».

Su cosa chiede fuori dal campo

«Devono trovare altre passioni, leggere, fare altri sport. Al Villarreal e al Bilbao abbiamo creato un programma di crescita emozionale, collaborando con un’associazione che curava i cani abbandonati. Una volta al mese, un giocatore saltava allenamento e andava dai cani, che è molto più utile.

Nella seconda squadra del Villarreal, ogni venerdì alcuni ragazzi andavano da persone con paralisi cerebrale. Li lavavano, pulivano loro la bocca. Con mia sorpresa, mi dicevano ‘è la migliore esperienza che abbiamo fatto nella vita‘».

Se qualcosa non funziona

«Credo non vada preso come un problema ma come un’opportunità, per capire quale sia la causa reale del ritardo. I giocatori sono persone che soffrono molto. Hanno pressioni, aspettative delle famiglie, questioni personali. Io quando giocavo ho pianto molto».

Su un suo sogno

«Sogno che questa squadra di Milan Futuro tra due anni sia il Milan». 

Se si arrabbia mai

«Con gli arbitri una volta sola, per un fallo, e ho sbagliato: devo migliorare. Con i ragazzi, quasi mai».

Su Amorim

«Parliamo molto. La prima volta gli ho detto “se sono un disastro, puoi dirmelo”. Ha personalità, guarda molto i giovani ed è una persona straordinaria. Percepisco il grande feeling che Ruben ha con i suoi giocatori».

Su come si sta andando con lo staff che ha trovato

«Per la prima volta nella vita, ho trovato un intero gruppo di lavoro con un alto livello di amore per il club e voglia di imparare. Di solito ci sono litigi, gelosie, invidie».

Sulla sua giornata tipo

«Vengo qui a Milanello alle otto di mattina ed esco alle sei di sera. Faccio un’ora di auto, aiuto mia figlia a fare i compiti, dormo e ricomincio. Sempre fatto così». 

Su cosa conta per lui

«Per me non è importante il 4-2-3-1 o il 4-4-1-1 e penso che i dati, che ora vanno di moda, siano complementari ma non centrali, perché un gps non misurerà mai l’umanità, non dirà mai se un giocatore è forte. Per quello, servono gli occhi, il feeling a pelle, l’opinione di altre persone. Alla fine, conta l’amore: fidarci l’uno dell’altro, perché solo se sei al sicuro rendi al massimo».

Milan Futuro: Sergio Navarro Barquero (fonte: Wikimedia Commons)
Milan Futuro: Sergio Navarro Barquero (fonte: Wikimedia Commons)

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