L’estate dell’attesa è finita, il campo ha iniziato a fornire i suoi verdetti. Per il nuovo Milan di Paulo Fonseca la prima di campionato ha rappresentato un passo indietro nell’entusiasmo rispetto a quanto visto nel corso delle amichevoli estive, sia come gioco che come scelte.
Il pareggio conquistato in extremis contro il Torino, dopo essersi trovati sotto 0-2 alla prima ufficiale a San Siro, ha limitato i danni, ma ha lasciato dei dubbi riguardo la tenuta mentale della squadra e le scelte, sia dell’allenatore portoghese che della società.
UNA DOMANDA PER FONSECA
Perché fare scelte che vanno a complicare invece che semplificare il processo di crescita e di apprendimento della nuova identità di gioco? L’esempio lampante è l’utilizzo di Saelemaekers come terzino sinistro e quello di Loftus-Cheek, oggi, come mediano dietro a quattro attaccanti.
È chiaro che il belga sia stato uno dei migliori, se non il migliore, durante i test estivi. Ma lo è stato quando è stato impiegato nella sua zona, ovvero da esterno sulla trequarti, a destra o sinistra. Già contro il Barcellona da terzino destro ha sì dato una soluzione nuova alla manovra, ma ha sofferto nei movimenti difensivi. Perché non sfruttarlo allora, visto il momento di forma e le sue caratteristiche, al posto di uno tra Pulisic e Chukwueze e utilizzare uno tra Terracciano, Jimenez o Bartesaghi a sinistra?
Una scelta che si è capita poco, molto poco, è stata quella di mandare in U23 sia il secondo che il terzo, nonostante alla lista dei terzini a disposizione di Bonera comparissero anche i seguenti nomi: D’Alessio, Coubis (all’occorrenza può giocare lì), Bakoune e Bozzolan. Non sarebbe stato semplice nemmeno per loro tenere a bada un cliente come Bellanova, ma perlomeno partivano da una posizione più o meno naturale.
A questo si collega la riflessione che concerne Loftus-Cheek. A mio avviso l’inglese potrebbe giocare in quel ruolo per caratteristiche, ma in un certo tipo di partite votate alla transizione, così da far fruttare le sue ottime qualità in conduzione e progressione palla al piede, e con un certo tipo di conformazione della trequarti. Se la parola d’ordine dell’estate è stata equilibrio, presentarsi con quella formazione dal 1′ alla prima partita ufficiale non appariva già prima della gara una delle mosse migliori. Perché complicarsi la vita?

UNA DOMANDA PER LA SOCIETÀ
Alla luce di quanto visto ieri sera, ma soprattutto nella scorsa stagione, perché affidarsi come vice Morata a Luka Jovic? Del serbo non si discutono le qualità tecniche, quanto la capacità di legare il gioco, essere associativo con i compagni ed essere presente con continuità durante il match.
La sterzata data dallo spagnolo dopo il 60′ è sì merito della sua leadership e della sua voglia di far bene alla prima al Meazza, ma è anche stata causata dall’assenza di un riferimento offensivo in grado di fornire una soluzione ai compagni sia in fase di manovra che in area di rigore.
Il nuovo numero 9 rossonero ha dimostrato di essere una buona pedina a gara in corso, soprattutto in situazioni di mischia. Ha un buon killer instinct, ma non sembra poter rappresentare per un’intera stagione una valida alternativa. Cosa succederà se Morata accuserà un infortunio, magari in un momento chiave con tante partite? Un tema che meriterebbe più di una riflessione se si vuole davvero competere per tutte le competizioni come dichiarato a più riprese.


