Ottavo posto in classifica a -14 dalla capolista (con una partita in meno) e un ambiente che non accetta più questa situazione. Il momento no del Milan è analizzato oggi dalla Gazzetta dello Sport in quattro punti. “Una crisi del Diavolo” il titolo scelto dalla Rosea.
Innanzitutto il gioco che latita. La rivoluzione di Fonseca fino non s’è vista e la sua squadra “esprime un calcio ordinario“, con linee di gioco prevedibili e sempre uguali. A questo si aggiunge la sensazione di scollamento tra panchina e giocatori.
Il secondo punto riguarda Leao, definito “campione di discontinuità“. Quella contro il Genoa è stata una prestazione incolore. “Il tempo di Leao al Milan ci pare finito” incalza la Rosea, si percepisce l’irresolutezza della situazione. Non ha fatto il salto di qualità che si poteva immaginare e, conlcude, sarebbe meglio separarsi. Critiche che, aggiungiamo noi, sono particolarmente eccessive e fuori luogo visto il rendimento del portoghese nell’ultimo periodo, dentro e fuori dal campo.
Il terzo punto concerne invece la proprietà americana, lontana dalla vita quotidiana. Una dirigenza composta da Furlani, a digiuno di dinamiche calcistiche, e Ibrahimovic, alla prima esperienza. Una piramide non ben assortita a cui manca un dirigente forte con esperienza alle spalle.
Ultimo, ma non meno importante, il mercato che non ha inciso. Fofana a parte, a cui sono richiesti gli straordinari, gli altri non hanno soddisfatto. Pavlovic è relegato alla panchina, Emerson Royal svolge male la fase difensiva, ma sa spingere, Morata e Abraham non hanno reso quanto ci si aspettava. A gennaio serviranno aggiustamenti, toppe per una campagna acquisti che non ha pagato.


