Milan, tra certezze e occasioni mancate: il doppio volto del centrocampo rossonero

Il centrocampo del Milan è, probabilmente, l’unico reparto che ha retto davvero l’urto di una stagione complessa. Nella squadra allenata da Massimiliano Allegri, la linea mediana è stata una certezza: qualità, esperienza e, soprattutto, continuità. Da Luka Modric ad Adrien Rabiot, passando per Youssouf Fofana – nonostante qualche critica – il rendimento dei titolari è rimasto su standard difficilmente attaccabili.

Il punto, semmai, va trovato altrove. Più che nei protagonisti, nelle alternative.

Milan, poche rotazioni e gerarchie rigide

La gestione delle rotazioni lascia qualche interrogativo. Giocatori come Samuele Ricci e Ardon Jashari hanno trovato spazio con il contagocce, finendo spesso ai margini delle scelte, anche nei momenti in cui un turnover più coraggioso sarebbe sembrato naturale. E poi c’è il caso di Ruben Loftus-Cheek, utilizzato da Allegri in una posizione ibrida, quasi da seconda punta: una soluzione che ne ha limitato continuità e impatto, anche a causa dei frequenti problemi fisici (1.372 minuti complessivi).

Milan: Ardon Jashari e Luka Modric (Photo Credit: Tiziano Ballabio / IPA Sport / IPA via IPA Agency)
Milan: Ardon Jashari e Luka Modric (Photo Credit: Tiziano Ballabio / IPA Sport / IPA via IPA Agency)

Il dato più evidente riguarda proprio Jashari. Arrivato al Milan in estate per una cifra importante, circa 40 milioni, lo svizzero ha collezionato appena 657 minuti, contro i 2.666′ di Modric. Un divario che racconta più di tante parole. Allegri lo considera, ma difficilmente rinuncia al croato, per leadership e affidabilità. Più volte il tecnico ha lasciato intendere che il vero investimento su Jashari sia proiettato in avanti, alla prossima stagione, dopo un necessario periodo di adattamento.

Ricci tra adattamento e identità tattica

Diverso, ma non troppo, il discorso legato a Ricci. I suoi 1.313 minuti raccontano di un utilizzo più frequente, ma non ancora centrale. L’ex capitano del Torino non paga certo l’inesperienza, quanto piuttosto una collocazione tattica non del tutto naturale. In granata agiva da mediano puro, davanti alla difesa; in rossonero, invece, è stato spesso impiegato da mezzala, lontano dalla sua zona di comfort.

Anche per lui l’investimento fatto dal Milan è stato significativo (20 milioni più bonus), e le prestazioni — mediamente tra il 6 e il 6.5, con un gol e tre assist — restano solide, ma senza picchi. Allegri lo vede principalmente come alternativa a Rabiot, più che come vice Fofana: una scelta che ne ha inevitabilmente limitato il minutaggio.

Guardando avanti, il quadro resta sospeso. La possibile partecipazione alle coppe europee – con l’obiettivo dichiarato della Champions League – imporrebbe una gestione più ampia delle risorse, soprattutto in un reparto così centrale negli equilibri del gioco di Allegri. Più partite, più rotazioni: una prospettiva che potrebbe rilanciare le ambizioni di Ricci e Jashari.

Ma c’è una variabile che cambia tutto. La panchina.

Se la guida tecnica dovesse cambiare, ogni gerarchia verrebbe riscritta. E allora sì, il Milan si ritroverebbe ancora una volta al punto di partenza. Prima, però, c’è un traguardo da centrare: senza Champions, ogni discorso rischia di restare teoria.

Milan-Udinese: Nicolò Zaniolo, Luka Modric (Photo Credit: Mattia Radoni / IPA Sport / IPA via IPA Agency)
Milan-Udinese: Nicolò Zaniolo, Luka Modric (Photo Credit: Mattia Radoni / IPA Sport / IPA via IPA Agency)

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