Il giorno dopo una sconfitta come quella maturata al Tardini di Parma è caratterizzato da un susseguirsi di analisi, attribuzione di colpe e sottolineature su problemi più o meno atavici per questo Milan. Un Milan che doveva essere nuovo sotto la guida di Paulo Fonseca, ma che finora è stato, nelle prime due uscite ufficiali, un brutto copia e incolla della scorsa stagione.
Il cambiamento era d’obbligo in estate dopo quanto viste nell’ultimo anno di Stefano Pioli. Cambiare tutto per non cambiare niente o forse peggiorare una situazione emergenziale che già si intravedeva da tempo: questo è il risultato ad oggi dell’avvicendamento estivo. I segnali d’allarme sono già arrivati dopo nemmeno due settimane di stagione, quanto sono preoccupanti?
Il primo risale ancora al giorno della presentazione di Paulo Fonseca, quando il tecnico si assunse responsabilità a nostro avviso esagerate sia per il lavoro sul campo che per le ambizioni della squadra in questa stagione. Esagerate perché si parlava di un nuovo allenatore, esagerate perché lo scetticismo su questo nuovo allenatore regnava sovrano, esagerate per la lentezza del mercato da parte della società.
Il secondo riguarda senza ombra di dubbio quanto si vede sul terreno di gioco, dove non si è ancora notata una grande differenza con la scorsa annata in termini di equilibrio, ovvero il vero grande obiettivo a livello di situazioni sul campo. 4 gol subiti in 2 partite da Torino e Parma, con una miriade di occasioni avute dai gialloblù per segnarne ancor di più sono un biglietto da visita da horror.
Il terzo che vogliamo proporre riguarda il tempo e il senso del rischio. Perché questa dirigenza era consapevole di quello a cui poteva andare incontro con una scelta “impopolare” come quella del tecnico portoghese, sebbene si potesse pensare di essere in linea con quanto visto nell’era Pioli e anzi portare un’evoluzione nell’identità di gioco. Era consapevole di potersi ritrovare dopo solamente (sì, solamente) due risultati negativi a dover giustificare e difendere la propria scelta. Era consapevole della necessità di concedere del tempo a Fonseca per lavorare, un tempo che non c’è stato nell’inserimento dei nuovi giocatori, arrivati in ritardo vuoi per le vacanze, vuoi per trattative prolungate oltre il dovuto.
Il Milan si ritrova a dover dare spiegazioni dopo le prime due stagionali: che non sia un buon inizio è pacifico, che servisse un po’ più di chiarezza e trasparenza anche.


