Metti piede in Brasile e la prima cosa che noti sono i campetti a 5, gli stessi che fanno da deep base ai palazzoni aventi ancora un minimo di estetica coloniale francese. Due nazioni che, con il Milan, sembrano andare a braccetto per i giocatori passati nel corso della storia. Come in tutte le cose, inevitabile dirlo, i tempi cambiati vanno di pari passo con la dominanza del club rossonero in Europa.
Milan-Andre, i tanti motivi della frenata
Quasi tre giorni fa André vedeva rossonero, la visita degli agenti nella sede di Casa Milan faceva ben pensare sulla buona riuscita della trattativa col Corinthians. Il presidente del Timão, Osmar Stabile, stava preparando un discorso accettabile da non far sbattere i pugni sulla scrivania del major ufficio rossonero. Comunicata la richiesta per il cartellino del classe 2006, le strade erano due: proseguire nella trattativa o tirare la corda fino a farla spezzare.
Il Milan ha deciso di non effettuare rilanci. Non è il momento per partecipare ad aste specialmente in un ruolo dove, a occhio, la coperta sembra essere più lunga di altre zone.
Dorival Junior, attuale allenatore della squadra brasiliana ed ex CT della seleção verdeoro, è stato bravo nel proprio intento: tenere un giocatore considerato imprescindibile e valorizzarlo fino al periodo estivo per fare più cassa possibile (non trascurabili le condizioni finanziarie disastrose in cui versa la società di San Paolo). L’idea di rimpiazzarlo nell’immediato con un giocatore del vivaio è stata felicemente accantonata.
Il brasiliano criptico sui social
“La vita accade adesso. Fai ciò che devi fare in questo preciso momento, perché non si sa cosa accadrà dopo”. La frase sui social pubblicata da André qualche giorno fa. Emerge una personalità forte scrollando via distrazioni e rimpianti per quello che sarebbe potuto essere, senza chiudere la porta al futuro (interesse dell’Atletico Madrid).
Non è la prima volta che i rossoneri provano a strappare un talento brasiliano in largo anticipo. L’hype per un giocatore proveniente dal Sudamerica c’è e ci sarà sempre, forse perché in Europa esiste questa percezione di sapere tutto attraverso i dati e le notizie che si spargono rapidamente senza particolari preoccupazioni di fare terra bruciata.
Kaka e Pato quando la priorità era Made in Italy
Kaka e Pato rappresentano i nomi per eccellenza. Gli stessi prelevati da una bottega cara che sapeva riconoscere l’importanza mondiale del Milan. In quel periodo la “priorità” sui giocatori più gettonati era Made in Italy, da un decennio almeno questo prestigio è passato nelle mani di altri campionati. Molti lo sanno, altri preferiscono attuare la pratica del “non vedo, non sento, non parlo”.


