L’impatto immediato era stato forte, inaspettato, inimmaginabile. Sergio Conceicao era entrato con prepotenza nel mondo Milan con la febbre e il suo sigaro in festa dopo la conquista della Supercoppa Italiana. Si intravedeva un entusiasmo ritrovato, una luce in fondo al tunnel. Un tunnel che però si è allungato nuovamente e piano piano ha visto questa luce scemare.
I tre mesi della gestione del portoghese non hanno di fatto migliorato il lavoro fatto in precedenza da Paulo Fonseca, anzi hanno portato un peggioramento nei risultati, nel gioco e nelle prestazioni. Dei quattro obiettivi prefissati a fine dicembre, il tecnico ha portato a compimento solo la vittoria in Supercoppa ed è ancora in corsa per la Coppa Italia. I due traguardi più importanti a livello sportivo ed economico, gli ottavi di Champions e il quarto posto, sono sfumati in malomodo. Un pareggio e quattro sconfitte contro le prime 8 della classifica di Serie A è un bottino davvero troppo scarno per il Milan.
A questo si aggiunge una squadra che in campo appare amorfa, senza un’idea di gioco precisa in fase offensiva. In fase difensiva fioccano invece gli errori di lettura e gli approcci sbagliati alle partite che portano a dover cercare rimonte in quasi ogni gara. Che questo sia una conseguenza anche delle scelte impopolari del tecnico? Difficile definirlo, sebbene le continue panchine di Leao facciano storcere il naso. Infine l’aspetto comunicativo: la passione di Conceicao per il suo trasuda in ogni intervista o conferenza stampa, ma spesso e volentieri l’allenatore ex Porto si rifugia in scuse, articolando i propri discorsi in funzione di esse. Le attenuanti di una prima parte di esperienza rossonera con poco tempo a disposizione ci sono, così come la giornata complicata vissuta a Napoli con i forfait dell’ultimo minuto, ma la sua mano si vede ben poco.
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