Dopo la sosta per le Nazionali, la Serie A riparte e il Milan si prepara a tornare in campo domani sera a San Siro contro il Bologna di Vincenzo Italiano. Oggi in conferenza stampa Massimiliano Allegri ha affrontato diversi temi, tra cui quello legato alla gestione di una rosa sensibilmente ridotta rispetto alla passata stagione.
L’ex tecnico della Juventus ha ribadito la sua scelta di puntare su un gruppo di soli 19 giocatori di movimento con l’aggiunta all’occorrenza dei ragazzi del Milan Futuro, diventando così la rosa meno numerosa dell’intera serie A. Una strategia che, secondo Allegri, garantisce il giusto equilibrio tra elementi di esperienza internazionale e giovani chiamati a crescere gradualmente.
Nonostante l’assenza delle competizioni europee, resta inevitabile interrogarsi sulla lunghezza della rosa. Il caso del Napoli di Antonio Conte lo scorso anno è emblematico: un gruppo ridotto può diventare un punto di forza nella costruzione di uno spogliatoio compatto e coeso, ma al tempo stesso limita i margini di manovra in caso di infortuni o squalifiche. Conte, nella stagione che lo ha portato allo scudetto, ha scelto di affidarsi a un nucleo ristretto, ma ben integrato, capace di garantire continuità e coinvolgimento da parte di tutti.
La domanda, dunque, rimane aperta: una rosa corta, senza coppe europee, è un vantaggio o un limite? La risposta non è univoca, perché molto dipende dalla filosofia dell’allenatore e dalla sua capacità di gestire le rotazioni. Avere meno uomini a disposizione significa responsabilizzare tutti e mantenerli dentro al progetto, come accaduto a Napoli, dove anche chi non era un titolare fisso ha saputo dare il proprio contributo al successo finale.
Ci sono però differenze sostanziali tra i due casi. Conte ha potuto lavorare su una base già solida, senza rivoluzioni drastiche, puntando su alcuni punti fermi da lui stesso richiesti, come Lukaku e McTominay. Allegri, invece, al Milan riparte da un gruppo profondamente rinnovato dopo la deludente annata scorsa: una rosa quasi rifondata, in cui è necessario ricostruire certezze e gerarchie. In questo processo sarà fondamentale il ritorno ai livelli più alti di leader tecnici come Rafael Leao, chiamato a tornare decisivo.
In sintesi, i presupposti per una stagione positiva non mancano: la vera sfida di Allegri sarà trasformare i limiti di una rosa corta in opportunità, rafforzando coesione e identità di squadra, senza farsi sorprendere dalle insidie che una scelta di questo tipo inevitabilmente comporta.


