“Il cambiamento non può sempre portare ad una crescita, ma non c’è crescita senza cambiamento”. Una citazione che si sposa molto bene al periodo attuale milanista. Dietro all’Allegri bis c’è chi muove diversi dubbi, dal gioco poco ‘moderno’ alle scorie che potrebbe aver lasciato il deludente triennio juventino. Ma è pur vero che a Milano, sponda rossonera, serviva un cambiamento. E il Milan è cambiato. Ed è cambiato in molti aspetti. Dal quadro dirigenziale alla guida tecnica, passando per i protagonisti principali ossia i calciatori.
Volendo fare un piccolo confronto con la scorsa estate, per quanto prematuro, si percepisce anche un’altra direzione dal punto di vista comunicativo. Di questi tempi un anno fa Ibrahimovic presentava al mondo rossonero il neo arrivato Paulo Fonseca, che senza troppi giri di parole dichiarò di puntare in alto, fissando come obiettivo la seconda stella, appena ricevuta in faccia. Un approccio forte e ambizioso, forse troppo di fronte ad un tale cambiamento.
Questa volta i primi contatti di Allegri con i giornalisti sono stati molto diversi. Max non ha sbandierato grandi traguardi, ma obiettivi concreti e più consoni a quello che è il Milan attuale: il ritorno nell’Europa dei grandi. Sicuramente sotto sotto il Diavolo cova un altro sogno, approfittando di una sola competizione, ma per il momento è meglio non pensarci. Potrebbe essere un tema a marzo, quando si potrà capire a che tipo di orizzonti ambire.
Un po’ ciò che ha fatto Conte a Napoli. Sicuramente accostare al Milan oggi un pensiero sul tecnico degli azzurri è difficile, ma è indubbio che la strategia comunicativa deve essere pressoché simile. Un Milan reduce da un ottavo posto deve ritrovarsi e tornare innanzitutto a conquistare un posto in Champions League. Poi, se ci sarà occasione di puntare più in alto, si proverà.


