All’indomani della firma sul rinnovo dei rispettivi contratti, La Gazzetta dello Sport ha dedicato un focus a Paolo Maldini e Frederic Massara, artefici dei successi del Milan grazie ad un grande rapporto personale e professionale. I due hanno iniziato a fare squadra da appena tre anni, eppure si sono spartiti la gloria anche in un pomeriggio di trent’anni fa: Pescara-Milan, un gol a testa. E allora chissà, magari era destino: da quando Maldini è tornato in rossonero ha lavorato al fianco di Leonardo, Boban e dello stesso Gattuso, gente con cui ha vinto tutto, eppure l’alchimia perfetta l’ha trovata con l’ex attaccante di provincia. Insieme hanno costruito un Milan da scudetto, si sono abbracciati, inquadrati in tribuna e poi sul campo di Reggio Emilia. Insieme hanno aspettato il lieto fine che è arrivato sul gong.
La coppia è nata in silenzio, dietro i riflettori: Massara è arrivato con il suo stile, in punta di piedi. Poche parole e tanto, tantissimo lavoro dietro le quinte, l’ideale per raggiungere l’equilibrio nel tridente di partenza con due giganti come l’ex capitano e Boban. Il mix si è rivelato azzeccato fin da subito: il d.s. nato a Torino vanta un gran fiuto da talent scout e una capacità diplomatica di primo livello (ha girato il mondo e parla cinque lingue). Anche se, quanto a diplomazia e storia, in pochi possono vantare il curriculum di Maldini: è la leggenda davanti alla quale si inchinano i campioni di oggi (vedi Sergio Ramos), gli basta una telefonata per cambiare le traiettorie del mercato.
Alcune scelte sono indiscutibili, scelte di visione, scelte da persone che capiscono di calcio. Theo Hernandez, che Maldini è andato a prendere a Ibiza. Ibrahimovic, preso nell’era Boban, per dare forza allo spogliatoio. E poi Maignan, Tonali, Giroud. La sintonia è nata giorno dopo giorno, tra difficoltà comuni e successi, ed è diventata amicizia, se è vero che l’estate 2022 ha raccontato anche di un viaggio insieme: Paolo, Ricky e le mogli tutti insieme ad Ibiza. La M&M del Milan è ormai un marchio di fabbrica, tra decine di appuntamenti in sede con gli agenti e qualche trattativa spericolata, il d.t. noto in tutto il mondo e il d.s. che preferisce lavorare nell’ombra. Sono diversi per carattere ma funzionano e al Milan va bene così.


