Le parole di Rafael Leao non possono essere archiviate come il semplice sfogo di un calciatore arrivato alla fine di un percorso. Perché quando a parlare è il giocatore più rappresentativo della rosa, ogni dichiarazione assume inevitabilmente un peso diverso. E quelle rilasciate dal portoghese nelle ultime ore rischiano di fotografare perfettamente il momento che sta attraversando il Milan.
Dopo aver già lasciato intendere nei giorni scorsi la volontà di cambiare aria, Leao è tornato sul tema in maniera ancora più esplicita. Ha raccontato una stagione complicata, segnata da problemi fisici, da una gestione tecnica che a suo dire non gli avrebbe permesso di esprimersi al meglio e dalla convinzione che campionati come Premier League e Liga possano valorizzare maggiormente le sue caratteristiche.
Parole forti. Parole che inevitabilmente fanno rumore. E che in un club strutturato verrebbero probabilmente accompagnate da una presa di posizione societaria, da una spiegazione o quantomeno da una gestione della comunicazione. Oggi, però, il Milan sembra non avere nessuno in grado di svolgere questo compito.
Una società in costruzione mentre il tempo passa
Il vero problema non è tanto ciò che ha detto Leao. Un calciatore può essere scontento, può desiderare nuove sfide e può anche ritenere concluso il proprio ciclo in una squadra. Il problema è che il Milan si trova in una fase di vuoto dirigenziale che rende ogni situazione più complicata del necessario.
Dopo l’uscita di Giorgio Furlani, il ruolo di amministratore delegato è stato affidato ad interim a Massimo Calvelli, già membro del Consiglio d’Amministrazione. Accanto a lui restano Gerry Cardinale e Zlatan Ibrahimovic, advisor della proprietà.
Ma anche qui emerge una situazione quantomeno particolare. Lo svedese, infatti, a breve partirà per gli Stati Uniti dove sarà impegnato come opinionista per Fox Sports durante il Mondiale, allontanandosi inevitabilmente dal centro operativo delle vicende rossonere proprio mentre il club dovrebbe accelerare sulle decisioni più importanti.
Nel frattempo il Milan continua a cercare il nuovo direttore sportivo, il nuovo direttore tecnico e il nuovo allenatore che dovrà raccogliere l’eredità di Massimiliano Allegri, destinato al Napoli.

Quali sono i rischi?
In questo contesto le dichiarazioni di Leao assumono un significato ancora più pesante. Non tanto perché il portoghese abbia detto qualcosa di sconvolgente, ma perché nessuno sembra oggi in grado di gestire l’impatto mediatico delle sue parole.
Quando il giocatore simbolo di una squadra afferma pubblicamente che altrove potrebbe esprimere meglio il proprio talento, il club dovrebbe avere una voce forte e autorevole pronta a intervenire. Oggi quella voce non si sente. E mentre il mercato entra nel vivo, le caselle dirigenziali restano vuote e le decisioni più importanti vengono continuamente rinviate.
La sensazione, dall’esterno, è quella di un Milan sospeso. Un club che sta cercando contemporaneamente dirigenti, allenatore e certezze. Il tempo però continua a scorrere e il rischio è che il caos percepito all’esterno finisca per diventare una realtà sempre più difficile da nascondere.
Leao parla. Il Milan, almeno per ora, resta fermo ad ascoltare. E forse è proprio questo il segnale più preoccupante.


