Dai primi giorni al Milan fino alla fascia di capitano, passando per i gol ed i tanti momenti con la maglia rossonera. Sui canali social del club, Rafael Leao si è raccontato a 360 gradi.
“Quando sono arrivato qua non è stato facile all’inizio. Non sono riuscito a far vedere le mie capacità e il mio talento sin da subito. Oggi sono un altro giocatore, più consapevole, so che posso dare tanto alla squadra. Per me è bello sentire questo dai miei compagni. Non è una questione di pressione e responsabilità, è una motivazione, sapere quello che loro si aspettano da me in campo. Questo mi dà più motivazione per entrare in campo e fare la differenza, mi spinge a fare del mio meglio.
Capitano? Quella settimana lì era un momento così così perché non vincevamo da due partite. Abbiamo fatto un meeting il giorno della partita per vedere l’avversario, le palle inattive ecc. Poi il mister ha detto non abbiamo Theo e non abbiamo Calabria, Rafa oggi sarà il capitano. Io non me lo aspettavo ma avevo la fiducia di tutti, dell’allenatore e dei compagni. Tutti dopo il meeting sono rimasti contenti per me, è stato un orgoglio, sono qua da tanto e il Milan mi ha aiutato ad essere un giocatore di livello anche senza la fascia di capitano è una gioia giocare con la maglia rossonera e speriamo di essere capitano più volte.
Tifosi? Quando sono arrivato qua nessuno parlava di me, oggi posso dire di essere un idolo. È grazie a loro perché mi hanno messo una buona pressione. Ogni partita avvertivano qualcosa di diverso ed è come se mi avessero detto “Dai Leao, lo sai fare”. Ringrazio tutti i tifosi perché senza di loro non sarei il giocatore che sono.
Non sono un giocatore egoista. Posso fare gol ma se vedo un mio compagno e posso fare un passaggio lo faccio. Se ho fatto due gol e il mio compagno ancora no e sono davanti alla porta invece di fare tripletta la passo. In questi momenti i numeri fanno la differenza. Mbappé, Messi, Haaland, Ronaldo, sono di un altro livello perché i numeri parlano per loro. Quando farò questo potrò arrivare a quel livello lì.
Numero 10? C’era la possibilità di prendere il 7, a me piace, ma c’è Yacine, il 9 ce l’ha Oli, l’11 Christian. Ho detto prendo la 10. Mi piace perché quando ero piccolo i giocatori importanti indossavano la 10, c’era Seedorf. Quando vedevi anche nelle altre squadra il numero 10 dicevi “Ha qualcosa in più”. Il mio idolo è Cristiano Ronaldo, lui indossa la numero 7 però il numero 10 è il giocatore che ha sempre qualcosa in più, porta la squadra avanti. Ho pensato “Questo è il momento di prendere il numero 10”.
Simic? Io sono cresciuto allo Sporting, lui nella Primavera del Milan, quando ha fatto gol è stata una sensazione incredibile, come se avessi segnato io il mio primo gol. È un bravo ragazzo, che ascolta i consigli, lavora ogni giorno al 100%, secondo me non ci sono tante persone che hanno l’opportunità di giocare e fare gol a San Siro alla sua età. In lui c’è qualcosa di più degli altri. Lui come Camarda e tanti altri devono lavorare e quando hanno l’opportunità di farsi vedere sfruttarla al massimo. È difficile ma può arrivare presto per tutti, l’importante è essere pronti.
Ibrahimovic? Quando facevo buone partite non diceva niente, quando sbagliavo mi diceva “Rafa…”, è una brava persona, se ti parla ti dice come devi fare perché ti vuole bene, i suoi consigli mi hanno aiutato. Adesso con il suo ritorno ci aiuterà di più perché è importante per tutti noi e per il Milan. Avere una persona così vicino ti aiuta. Quando è arrivato noi eravamo tutti con la testa bassa, lui è arrivato al momento giusto e ci ha portato la mentalità per vincere. Ogni partita con lui era sempre una finale. La sua mentalità vincente è un fattore importante.
Musica? Mio papà era cantante prima, mio zio dj. La musica è stata sempre vicina a me, anche quando sono andato in Francia non avevo i miei genitori vicino e la musica mi faceva compagnia. Ho iniziato a cantare durante la quarantena perché siamo rimasti un mese a casa, facevamo allenamento in videochiamata ed era un po’ noioso. Non avevo nulla da fare. Ho comprato un paio di cose e detto “Vediamo cosa succede”. Per me è stato buono perché non sono una persona che parla molto, ho iniziato a scrivere un po’ della mia vita, della mia famiglia, dei momenti difficili. La mia passione per la musica è diventata seria un po’ di tempo fa. Musica e calcio sono due cose che mi piace fare. Sempre con il sorriso quando entro in campo per sfruttare ogni momento con la palla, entrare a San Siro con la maglia del Milan. La musica con le parole che faccio sentire agli altri per motivare, mai arrendersi, mi permette di non mollare mai“.


