Rafael Leao ha parlato alla rivista Undici del suo passato e delle sue passioni, ovviamente citando il calcio come felicità principale. Queste le sue dichiarazioni.
Fuori dal campo: “Voglio essere un esempio di uno che ha fatto vedere tutta la sua personalità dentro e fuori dal campo. Io sono una persona che non vuole fare solo una cosa. Mi piace fare musica, mi piace fare foto, e lo faccio perché è una cosa che mi piace“.
Una stella sin da bambino: “Mi sono accorto di essere più forte degli altri quando ero piccolo: giocavamo tra bambini, ma io facevo cose diverse rispetto agli altri. Poi a 18 anni, quando sono arrivato in prima squadra, lì nella mia testa ho pensato: forse posso arrivare a un grande livello nel calcio“.
La musica gli ha cambiato la vita: “Un giorno mio padre è venuto a casa con un cellulare: ci potevo scaricare la musica e ascoltarla con i miei amici. Ha cambiato la mia vita in modi che nemmeno potevo immaginare, a quei tempi. Oggi per me scrivere è fondamentale: lo faccio tutti i giorni, mi fa esprimere i feelings che ho dentro“.
La sua influenza nei media: “Non mi piace molto parlare con i giornalisti e con le tv, vedere la mia faccia sui media. Però quando ero più giovane era peggio. La mia strategia è stata sempre essere me stesso. Stare sempre con le stesse persone, la mia famiglia, gli amici del mio quartiere a Lisbona. E poi ci sono i compagni, la mia seconda famiglia: sono loro che sono vicini a me quando le cose non vanno bene“.
Il suo libro, Smile: “È l’opportunità, per le persone che non mi conoscono, di capire la mia personalità. È più o meno un regalo da parte mia a tutte le persone che tifano, i bambini, i giovani, quelli che vogliono arrivare a un alto livello di calcio o anche altri lavori della vita“.


