Leao annuncia l’addio al Milan? Il vero problema è la sensazione di vuoto creata dal club

La notizia è arrivata in tarda notte, rimbalzando direttamente dal Portogallo. L’intervista rilasciata da Rafael Leao a Sport TV, nella quale il portoghese manifesta la volontà di lasciare il Milan, non rappresenta certo la causa della crisi rossonera. Semmai, ne è una delle conseguenze più evidenti. Il punto, a parere di chi scrive, non è il contenuto delle sue dichiarazioni: del resto, che il ciclo di Leao al Milan sia vicino alla conclusione appare ormai evidente da tempo e l’addio ne è il naturale percorso. Il vero problema riguarda il contesto in cui questo addio prende forma: il come, il quando e soprattutto il perché.

Oggi, infatti, il Milan trasmette una sensazione di smarrimento che non coinvolge soltanto i tifosi. Ad una settimana dal repulisti generale deciso da RedBird dopo la seconda esclusione consecutiva dalla Champions League, il Diavolo si ritrova senza lo straccio di un progetto: si rincorrono nomi di amministratori delegati, direttori sportivi e allenatori. Si parla di decine di conference call giornaliere: ma, intanto, di concreto non c’è nulla e, tra pochi giorni, colui al quale è stato messo tutto in mano, ovvero Zlatan Ibrahimovic, partirà per un mese e mezzo per gli USA per seguire da commentatore i Mondiali.

Un Milan ad oggi senza un progetto chiaro: l’incertezza allontana tutti

La percezione è che questa stessa incertezza che pervade l’animo dei tifosi abbia raggiunto anche lo spogliatoio. Manca una direzione chiara, manca una visione riconoscibile, manca soprattutto la capacità di comunicare quale sia il progetto tecnico e sportivo del club. Qual è il piano per il futuro? Quali sono gli obiettivi? Su quali basi verrà costruita la prossima stagione? Sono domande che, a oggi, sembrano non avere risposte. Ed è proprio questo il problema più grande. In un contesto simile diventa difficile sorprendersi se un allenatore o un dirigente valuti con prudenza l’ipotesi di sposare la causa rossonera. Allo stesso modo, è complicato biasimare un calciatore che decide di guardarsi intorno e valutare altre opportunità per la propria carriera.

Leao e il Milan: un addio che racconta il momento del club

Ma veniamo a Leao: Rafa è stato spesso divisivo. Le sue prestazioni altalenanti, alcuni atteggiamenti discutibili e certe uscite sopra le righe hanno alimentato critiche e polemiche. Tuttavia, ridurre il suo percorso in rossonero a questo sarebbe ingeneroso. Con tutti i suoi limiti, Leao ha dimostrato più volte un legame sentito con il Milan. Lo ha fatto a modo suo, senza sempre scegliere i modi migliori, ma lo ha fatto. È stato protagonista dello Scudetto, ha attraversato momenti difficili e ha accettato responsabilità che pochi altri erano disposti ad assumersi.

Se oggi il portoghese pensa prima di tutto al proprio futuro, è difficile biasimarlo. Ogni professionista ambisce a crescere e a inserirsi in un progetto capace di offrire prospettive chiare e ambizioni concrete. Ed è qui che emerge il vero nodo della questione. L’eventuale addio di Leao non sarebbe il problema principale del Milan. Così come eventualmente non lo sarebbero quelli dei Maignan, dei Rabiot, dei Pulisic. Sarebbero soltanto l’ennesimo segnale di un club che negli ultimi mesi ha progressivamente smarrito identità, credibilità e capacità di attrazione.

Il Milan targato Cardinale e Ibrahimovic si trova oggi davanti a un bivio cruciale: prima ancora di trattenere i propri campioni o convincere nuovi allenatori ad accettare la sfida rossonera, deve tornare a costruire qualcosa che assomigli a un progetto. Perché senza una direzione chiara, senza una leadership riconoscibile e senza una visione condivisa, nessun grande giocatore avrà davvero un motivo per restare. E nessun grande allenatore avrà un motivo per arrivare.

Milan: Rafael Leao (Photo Credit: Mattia Radoni / IPA Sport / IPA via IPA Agency)
Milan: Rafael Leao (Photo Credit: Mattia Radoni / IPA Sport / IPA via IPA Agency)
Giovanni D'Avino
Giovanni D'Avino
Giornalista pubblicista dal 2016, sono praticamente nato con la passione per il giornalismo ed il calcio, soprattutto quello a tinte rossonere. Mi occupo di Milan dal 2012, attualmente sono Coordinatore di redazione di MilanPress.it e collaboro anche con il sito SportCampania.it.

1 commento

Comments are closed.

Condividi

Più letti

Leggi anche
Milanpress

Il primo Milan di Amorim dopo la sosta: cosa dobbiamo aspettarci davvero?

È stata lunga, forse troppo, la sosta Nazionali in...

Boban e Gila hanno ragione entrambi: ma oggi al Milan serve più realismo che memoria

Due Milan, due fotografie della stessa realtà. Zvonimir Boban...