La costante disorganizzazione sul mercato. Che lo stop sia una risorsa

Campionati rimandati a non si sa quando, la loro conclusione anche. A due mesi dall’inizio del lockdown dovuto al Coronavirus, Germania a parte, nessun’altra federazione di livello ha dato date certe, mentre la Francia, come Olanda e Scozia, ha deciso per il pugno di ferro sul calcio: chiuso fino a settembre. Il gioco invaderà l’estate, stagione per i mondiali e le competizioni continentali, ma soprattutto del calciomercato.

Alla programmazione della (ri)partezna è sfuggito questo “dettaglio”, la Fifa non ha ufficializzato quando si aprirà la finestra di mercato e come confermato dai suoi legali, non può far nulla per estendere i contratti con scadenza 30 giugno 2020, sta alle parti in causa usare il buon senso e intendere quella solo come una data indicativa del termine della stagione, quindi farli rimanere attivi finché questa maledetta campagna finisca. Insomma: disorganizzazione.

Manca programmazione

Una parola che in Casa Milan, in sede di mercato – e non solo-, ha accompagnato parecchi periodi. Il Milan non riesce a programmare, sia che si parli di un rinnovo (Zlatan Ibrahimovic e Giacomo Bonaventura, ad esempio) che si firmi o non si firmi, o se tenere o vendere un pezzo grosso (Gianluigi Donanrumma o Alessio Romagnoli) per programmare una strategia, fondata su un budget certo, a meno delle offerte irrinunciabili. Il Milan, negli ultimi dieci anni, è diventata la squadra del colpo last minute. Prima erano i giorni del Condor Adriano Galliani, ma i calciatori che atterravano a Milano, il 31 agosto o gennaio, erano la ciliegina sulla torta.

Nella scorsa sessione estiva il Milan era convinto di aver fatto un ottimo lavoro, garantendo a mister Marco Giampaolo la squadra di cui aveva bisogno. Sono bastati i primi – nefasti – novanta minuti contro l’Udinese per portare alla luce tutti i difetti. E così subito a cercare di mettere una toppa al buco, spesso si fa peggio. Sembrava effettivamente così, perché fino al 19 gennaio, proprio il ritorno contro i friulani, Ante Rebic non aveva toccato un pallone. Per intuizione o per fortuna, le cose si sono invertite e il croato è diventato un pilastro di Stefano Pioli.

La chance

Per cause extracalcistiche, forse questa è la stagione meno adatta per invertire la tendenza e cominciare la pianificazione con largo anticipo di quello che sarà il prossimo anno. La Juventus lo ha fatto con Dejan Kulusevski quest’anno e con Aaron Ramsey l’anno precedente, l’Inter con Diego Godin nel 2019 e Lautaro Martinez nel gennaio del 2018. Il Milan vive un po’ alla giornata, con idee e occasioni da calciomercato. Ma serve chiarezza. A cominciare da chi sarà il prossimo allenatore e direttore tecnico, perché solo con cooperazione e organizzazione si può condurre un mercato che segua una strategia precisa per consegnare una rosa che sposi i dettami di chi la conduce. Difficile quest’anno, certo, ma il Coronavirus potrebbe diventare un’opportunità.

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