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Kakà, l’intervista a Marca del Pallone d’Oro: “Per allenare mi ispiro ad Ancelotti”

Kakà, il leggendario Pallone d’Oro 2007 e storica icona del Milan classe 2000, appende gli scarpini al chiodo del calcio per mettersi quelli da corsa. Intervistato da Marca prima della maratona di Berlino, il brasiliano apre il cuore sui dolorosi tempi di Madrid, sul calcio del futuro e su tanto altro.

Sul perché corre: “Mi è sempre piaciuto allenarmi e quando ho lasciato il calcio professionistico ho continuato a farlo, ma la verità è che non avevo più un obiettivo. È stato dopo aver parlato con alcune persone in Brasile che ho deciso di correre una maratona“.

Gli stimoli del suo nuovo sport: “Nel 2017 mi sono ritirato e nel 2018 giocavo ancora ai campetti con i miei amici, ma avevo bisogno di quella motivazione in più. Era il 2019 quando ho deciso di fare quel passo. All’inizio avevo programmato di debuttare nel 2020 ma la pandemia ha intralciato i miei piani“.

Sui suoi obiettivi per questa gara: “Spero di finire in 3 ore e 40 minuti, ma se me la sento voglio andare un po’ più veloce. Quello che ho capito durante la Rio Half Marathon è che quando sei in gara la tua motivazione ed energia sono più alte che in allenamento. Quel giorno avevo programmato di correre in 1:46 e ho finito in 1:39“.

Sulla differenza tra una partita di Champions League ed una maratona: “La pressione è diversa, quindi le sensazioni sono diverse. Quando giochi a calcio da professionista, ci sono tante persone che ti guardano con enormi aspettative, mentre qui sei andato alla grande quando arrivi al traguardo. Se questa domenica finisco in 3 ore e 40 minuti andrà bene, ma anche se corro più veloce o più lento“.

Con quale compagno vuole correre una maratona: “Il calcio mi ha dato tanti amici ma starei con Roberto Carlos“.

Sull’inizio di stagione del Real Madrid: “Davvero fantastico. Ma non guardo solo all’evoluzione dei giocatori, ma mi concentro molto anche sulla figura di Carlo Ancelotti, che ha guidato un’evoluzione ammirevole come allenatore“.

Il suo momento preferito passato nel Real Madrid: “Può sembrare strano ma preferisco il giorno dell’addio, perché ho parlato con Florentino e mi ha detto che mi vedevano come un grande professionista che aveva fatto di tutto per ottenere grandi risultati a Madrid, ma gli infortuni e i pochi minuti che mi ha dato l’allenatore non me lo hanno permesso. È stata una grande soddisfazione perché ho sentito che le porte del club erano aperte. Ecco perché non mi sentirai mai parlare male di Madrid o di José Mourinho. Infatti, quando ho incontrato Florentino nella finale di Champions League di quest’anno a Parigi, ci siamo abbracciati“.

Meglio lo scudetto del Milan o la Champions League del Real Madrid: “Bella domanda. Il Milan è stato ancora una volta protagonista in Italia dopo tanti anni ed è stato fenomenale, ma ho visto la finale di Parigi dal vivo. La verità è che non riesco a decidere“.

Sul calcio europeo, che vince il Mondiale dal 2006: “Il calcio europeo è molto buono. Abbiamo anche un handicap e cioè che con la nascita della UEFA Nations League non possiamo più giocare amichevoli contro le grandi squadre del vecchio continente e questo ci rende meno competitivi perché in Sud America il Brasile vince quasi tutte le partite. Mi piace molto questa Argentina, arriva in piena maturità e ha un grande allenatore. Insomma, sia il Brasile che l’Argentina hanno grandi possibilità di vincere questo Mondiale“.

Sulla possibile carriera da allenatore: “È vero che sto facendo un corso UEFA e da quando ho smesso di giocare mi sto preparando, anche se quello che mi piace di più è la parte manageriale sportiva. Comunque il calcio è molto intenso e per tornare alla ribalta devo sacrificare alcune cose, come il tempo che passo con la mia famiglia, e in questo momento non sono disposto a farlo“.

A quale allenatore si ispira: “Carlo Ancelotti. Con tutti i miei allenatori ho imparato cose, che fosse tatticamente o sulla gestione del gruppo, ma le mie migliori prestazioni sono state con lui e abbiamo anche vissuto insieme per sei stagioni. Anche vedere come si è evoluto come allenatore mi sembra molto interessante“.

Il suo attuale giocatore preferito: “Non so se è perché abbiamo un ottimo rapporto personale, ma adoro il modo in cui gioca Neymar. Ovviamente mi piace vedere altri come Mbappé, Messi, Cristiano o lo stesso Vinicius, ma rimarrò con Ney“.

Quale giocatore gli somiglia: “Per ora nessuno, soprattutto perché le posizioni sono cambiate. Ho giocato per molti anni nel Milan come centrocampista, cosa che si è evoluta con l’aspetto dei centrocampisti box-to-box. Inoltre, non so dove giocherei in questo calcio più fisico, se lo giocassi un po’ più aperto a sinistra o box to box“.

Se la figura del numero 10 si stia perdendo nel calcio moderno: “Non è che si stia perdendo, è che è già del tutto persa, tra l’altro perché con le difese così avanzate non c’è quasi più spazio a centro campo. Quindi è molto difficile trovare buche per giocare a calcio. Ecco perché tutte le squadre cercano di aprire il campo e di giocare di più sulle fasce“.

Sui rimpianti nella sua carriera di calciatore: “Non posso pretendere nulla perché sono andato molto più in là di quanto potessi immaginare. Il mio sogno era giocare una partita con il San Paolo e con la nazionale brasiliana e alla fine ho giocato per due delle migliori squadre del mondo, Milan e Real Madrid, e ho vinto titoli a cui aspira qualsiasi calciatore. Quindi ho troppa gratitudine per pensare che il calcio mi debba qualcosa“.

Ricardo Kakà
Ricardo Kaka – MilanPress, robe dell’altro diavolo

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