Giovanni Malagò ha rilasciato un’intervista ai microfoni di Cronache di Spogliatoio e del podcast SEIETRENTA di Chora. Il presidente FIGC ha parlato di Paolo Maldini e della trattativa per convincerlo ad assumere il ruolo di direttore tecnico e presidente del Club Italia, ma anche di Pep Guardiola.
Malagò racconta la trattativa con Maldini
«Io mi sono detto, non certo per mancanza di coraggio che credo di averne anche in un modo esagerato in certi momenti: invertiamo. Io la scelta del commissario tecnico la voglio condividere, e questa è una parola che anche nei contratti abbiamo sistematica, con quello che era il mio primo obiettivo. In campagna elettorale ho sempre pensato a Paolo, gli avevo anticipato che se avessi vinto, lo avrei chiamato. Lui mi diceva: ‘Sì, sì, chiama. Mi fa piacere ovviamente. Faccio il tifo per te’. Non mi aveva detto niente di più. Sapevo benissimo quanto fosse particolare la gestione del personaggio Paolo. Ti rendi conto che prima di andare avanti il capello lo spacca prima in due, poi lo rispacca in due, poi lo rispacca in due. E molte di queste domande da parte mia richiedevano molto studio. Qui uno può indovinare il ct, così come lo può sbagliare, ma a prescindere da questo c’è tutto un sistema da riorganizzare».
Malagò prosegue: «Io ho impiegato due settimane per sviscerare tutta questa serie di tematiche, problematiche. Alla fine ci siamo abbracciati, dati la mano, soprattutto con il coinvolgimento di Leonardo. Sorpresa? Per me no. Tu vedi perfettamente che si compenetrano l’uno con l’altro, sono due facce della stessa medaglia. Uno parte con un0idea, l’altro te la sviluppa e viceversa. A turno si scambiano regia e operatività. Sono partiti a mille all’ora. Sono stati a Coverciano dove hanno cominciato già a rivoluzionare qualcosa che potenzialmente è formidabile, ma è statico. Sono proprio nel pieno dell’organizzazione e da lì parte il concetto di filiera che deve arrivare all’individuazione di giovani italiani, il più possibilmente talentosi».
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E su Guardiola…
«Ci sono delle eccezioni che, ad esempio, possono riguardare il nome che in queste ore è prepotente. Guardiola? Sì. Eccezioni per ovvi motivi, non sto qui a spiegare. Ma non è detto che questa cosa vada in porto. Credo comunque che sia stato importante aprire un dialogo. Non è assolutamente una mancanza di rispetto nei confronti di altri soggetti. Sugli altri soggetti il confronto è già aperto. Pirlo, Mancini e Guardiola? Non va ristretto, i nomi rientrano però negli ambiti delle categorie di profili».



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