Non si sentiva esattamente il bisogno di ulteriori stop, tuttavia sono arrivati e per tempi, modi e prospettiva, è possibile che questo rappresenti per certi aspetti una chiusura definitiva. Le parole di Sgarbi non lasciano spazio a nessuna manovra, perché l’input arriverebbe dal ministero.
Il sottosegretario alla Cultura ha premesso che secondo le leggi vigenti non ci sarebbe l’opportunità di abbattere San Siro, e qualora non vi fossero vincoli specifici, sarà sua premura inserirli. Allo stesso tempo anche il sindaco Sala ha annunciato oggi che servirà “un annetto” per una decisione su questo tema.
Un timing di comunicazione che oggettivamente inizia ad esser svilente. Gli anni continuano a passare senza nessun passo avanti, anzi i paletti su Milano continuano ad esser piantati al fine unico di rimandare una risoluzione sulla questione.
La politica dimostra ormai in tanti ambiti un immobilismo che frena un paese che già da solo ha diverse inadeguatezze. A questo punto scegliere un sito fuori da Milano sarà una necessità. Non è questione di minacciare di andar via, è l’unica chance.
Non saremmo e non saremo gli unici a non aver l’impianto in città ma appena fuori, per citarne uno basta guardare allo Stade de France del PSG. Londra ha una quantità di stadi che nemmeno in tutto il nord Italia ed anche in Spagna molte città hanno diverse arene e non necessariamente in zone centrali.
C’è inoltre un aspetto da non sottovalutare: Milan e Inter stanno aumentando i loro ricavi grazie soprattutto ad una crescita sportiva contemporanea, come non accadeva da oltre una decade. Non è un dettaglio da sottostimare, perché l’esposizione finanziare sarà importante e non sfruttare quest’abbrivio sarebbe seriamente un peccato. I club sono in rampa di lancio, ora serve massimizzare, per tornare ad aver ambizioni europee.

