Il futuro della FIGC entra in una fase decisiva, tra strategie, alleanze e timori di spaccature interne. Al centro della scena c’è un nome forte: Giovanni Malagò, considerato il profilo più autorevole per la presidenza.
Malagò candidatura forte, ma non ancora blindata
I contatti degli ultimi giorni e una prima raccolta firme sembrano spingere verso Malagò, ma il quadro non è così semplice. L’assemblea della Serie A, prevista lunedì a Milano, sarà il primo vero banco di prova.
Sulla carta basterebbero 11 voti su 20 per far passare la candidatura, ma una maggioranza così risicata rischierebbe di indebolire sia la Lega sia lo stesso candidato. Per questo motivo, l’obiettivo reale è costruire un consenso molto più ampio, capace di evitare fratture.
Il peso delle big
Stando a quanto riferisce l’edizione odierna de Il Corriere dello Sport, a muovere gli equilibri sono soprattutto i grandi club. Inter, Juventus, Milan e Roma hanno stretto un’alleanza con l’obiettivo di convergere su Malagò.
A questo fronte si è aggiunto anche Aurelio De Laurentiis, mentre resta più defilata la posizione di Claudio Lotito, che starebbe lavorando a una strategia alternativa per mantenere un ruolo centrale nei giochi federali.
I numeri fanno la differenza
Tutto ruota attorno ai numeri. Se i sostenitori di Malagò dovessero arrivare a quota 17-18, il voto potrebbe essere immediato per blindare la candidatura. In caso contrario — con un consenso più limitato, attorno ai 13-14 voti — si potrebbe scegliere di attendere, evitando un’esposizione prematura.
Nel frattempo, resta da chiarire la posizione di Giancarlo Abete, presidente della Lega Nazionale Dilettanti, figura stimata e potenzialmente decisiva negli equilibri complessivi. Anche Demetrio Albertini e Damiano Tommasi raccolgono consensi nelle componenti tecniche, pur senza una candidatura diretta.
Lo spettro dell’intervento esterno
Sul fondo resta un tema delicato: quello di un possibile commissariamento. Al momento è uno scenario complicato da realizzare, ma non impossibile se le leghe dovessero chiedere un intervento politico, ad esempio da Palazzo Chigi.
Un’ipotesi che divide e che molti vorrebbero evitare. Il sistema calcio italiano punta infatti a trovare una soluzione interna, senza ingerenze esterne.
Un mese decisivo
Le prossime settimane saranno cruciali. Il rischio, per tutto il movimento, è quello di restare impantanati tra candidature e veti incrociati, aprendo la porta a scenari imprevedibili.
Per questo, più che il nome del prossimo presidente, oggi conta la capacità di trovare un equilibrio. Perché senza unità, anche il candidato più forte rischia di diventare vulnerabile.



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