In un bel servizio social di Cronache di Spogliatoio, il Milan Femminile racconta la sua trasformazione grazie al PUMA House Of Football e il settore giovanile.
LE PAROLE DELLE ROSSONERE
Giuliani: «Sappiamo che sono sempre presenti. L’aera psicopedagogica, piuttosto che i nutrizionisti, una parte di ortopedici che ci supportano sempre. Abbiamo tutto uno staff che si occupa anche di tutta la parte social, che cerca anche di tutelarci. Noi abbiamo la fortuna qua al Milan di avere un Club che punta tanto sul blocco italiano. Le nostre giovani arrivano dal settore giovanile, hanno fatto quasi tutte la trafila del settore giovanile. Ieri sera stavo parlando con Donolato: ‘Ah ma tu è da cinque anni che sei al Milan?’, io rispondo di sì e lei mi dice che è qui da undici anni. È nata e cresciuta qui, ed è una cosa bellissima. Io avrei sognato alla tua età che ci fosse tutto questo. Oggi quando lo vedo dico: ‘Finalmente’. È un finalmente che non si ferma ad oggi, questo è un punto di partenza. Fare parte di un gruppo è proprio dare a tutte la possibilità di essere professioniste, di essere sé stesse, di portare le proprie qualità e i propri valori all’interno del campo, anche se questi non combaciano con i tuoi. Anzi, ben venga la varietà. La bravura poi e la difficoltà sta nell’omogenizzare, il che non vuol dire che con quella eterogeneità non ci deve essere più, però poi bisogna canalizzarla nello stesso fiume per poi farla arrivare allo stesso mare, ecco».
Spina: «Si dividono in due parti. C’è quello che riguarda l’infrastruttura e quello che riguarda le figure professionali. La tendenza oggi è quella di andare a investire su figure professionali che conoscano sempre di più le specificità del calcio femminile. Ritengo che questo sia il grande salto che ancora dobbiamo fare in Italia. Per me l’italianità è qualcosa di molto vasto, nel senso che noi abbiamo calciatrici che hanno iniziato un percorso nel settore giovanile con noi, come può essere Sara Stokic che proviene dalla Serbia, ha fatto il settore giovanile con noi…un po’ di italianità ce l’ha. Faccio fatica a fare differenze tra lei e un’italiana, ma così come potrei dire per il nostro capitano Christy Grimshaw. E poi secondo me c’è un’altra italianità, che è data da giocatrici che possono far parte delle nostre Nazionali».
Sorelli: «Fare un percorso che parte dalle giovanili e che poi si concluda con l’obiettivo finale, quello di iniziare una carriera in Prima Squadra. Innanzitutto, come dire, la prova che il Club crede molto in un lavoro del vivaio giovanile. Ti aiuta ad entrare nelle dinamiche del Club, sentirsi sempre più attaccati alla maglia e a quelli che sono i valori che il Club condivide con noi, e magari a creare un ambiente di casa. Il Milan, per me, è casa. Sono in un ambiente che riesce a farmi capire quali sono le mie caratteristiche principali, ma soprattutto aiuta a valorizzarle. Blocco italiano? Facilita anche per le ragazze che vengono da altri Paesi nel cercare di condividere un po’ quello che è lo stile di gioco italiano, anche banalmente nella comunicazione: cercare di interagire da questo punto di vista».
Bakker: «È una filosofia che vuole il Club, vogliono valorizzare i giovani per la Prima Squadra. Il sentimento del Milan è nel loro cuore. Sanno cosa significa giocare per il Milan. Le giovani portano questo. Alcune di loro sono riuscite a giocare tante volte anche da titolari, e hanno giocato molto bene. Lo vedi nel loro volto quando giocano, o quando segnano. Mi piace davvero. Non dico che non accade per le altre giocatrici, ma per le ragazze giovani è normale. L’età per me non conta, si tratta di qualità: quando hai qualità, hai età. Il nostro sogno è di portare il primo trofeo al Milan, perché siamo un Club con tanta storia attualmente per la parte maschile, ma spero che in futuro potremo dirlo anche del settore femminile».



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