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Il Milan riparte da dietro: la difesa è la base su cui costruire il futuro

Sono state tre settimane estremamente convulse, per non dire turbolente o scioccanti, le ultime appena trascorse, per il Milan. Si è partiti il 4 giugno con l’addio di Ibrahimovic al calcio giocato. Si è proseguito con il defenestramento di Maldini e Massara due giorni più tardi, il 6 di giugno. Non passa nemmeno una settimana e tutta la famiglia rossonera piange la scomparsa del suo presidente più grande, Silvio Berlusconi.

Infine l’inaspettato addio di quello che era considerato capitan futuro, ovvero Sandro Tonali. Benché non ancora ufficializzato l’affare è fatto. A tutto questo si aggiungono le incertezze del mercato: Thuram, che era già stato incasellato alla voce arrivi, ha scelto invece la sponda nerazzurra del naviglio. Lo stesso dicasi per Frattesi e Lukaku, obiettivi per i quali non parrebbe complicato trovare l’accordo con le rispettive società, ma che sembrano prediligere strisce dai colori più cupi. In tutto questo bailamme di eventi, occorre aggrapparsi a qualche certezza per non farsi travolgere da ansia e pessimismo.

Quando si viene attaccati da più lati, resta solo una cosa da fare. Difendersi, resistere. Ed è proprio dalla difesa che il Milan intende ripartire dalla prossima stagione, l’unico reparto che fatti alla mano, a meno di nuove clamorose uscite solleticate da proposte economiche indecenti, non necessita di interventi, se si esclude il probabile addio di Ballo-Toure la cui ricerca del sostituto, che dovrà essere ben conscio di essere all’ombra di Theo Hernandez, non pare una missione impossibile.

Ritrovare la solidità smarrita

L’ultima stagione non è stata la migliore per la difesa rossonera. Uno dei problemi a cui Stefano Pioli ha dovuto far fronte fin da inizio campionato è stata la vulnerabilità della retroguardia. Tara che si è trascinata per tutta la stagione e che forse non ha fatto accendere per tempo qualche spia di allarme. Nonostante gli uomini fossero gli stessi della stagione del tricolore, qualcosa nei meccanismi difensivi non ha funzionato a dovere. Tra gli altri problemi, bisogna sottolineare che un pilastro come Maignan è mancato circa per metà del tempo, lo stesso dicasi per Calabria, entrambi a causa di lunghi infortuni, inoltre Kalulu e Tomori hanno offerto prestazioni altalenanti.

Così si spiega, almeno in parte, come le solidità si sia trasformata in vulnerabilità. Ma non è tutto. Molti osservatori hanno sottolineato come la mancanza di una diga come Kessie abbia inciso in fase di copertura. Probabile, ed è per questo che è aperta la caccia al mediano. Una stagione in chiaroscuro però, non autorizza a mettere mano a un reparto i cui uomini appaiono perfettamente in grado di tornare a brillare, costituendo la base su cui costruire i successi futuri. Nel calcio, storicamente, non esistono grandi vittorie senza grandi difese.

La difesa, uomo per uomo

Si parte da Mike Maignan. Basta la parola. Prima della cessione di Tonali era trapelato come la sua potesse la figura per cui, a fronte di una offerta irrinunciabile, si sarebbe potuto aprire un tavolo di trattative. Ora non è più possibile immaginarlo come partente, sarebbe una follia. È la pietra angolare su cui regge tutto il reparto arretrato. In questo momento è tra i primi cinque portieri al mondo, decidete voi in quale posizione. Forte nelle uscite, ha istinto, esplosività, stile e due piedi da centrocampista. Se si fosse voluto ricreare in laboratorio il portiere moderno perfetto, sarebbe stato molto simile a lui. Nei suoi due anni al Milan non ha quasi nulla di cui rimproverarsi, a parte un paio di serate storte, di quelle che capitano a tutti. L’unico punto interrogativo sono gli infortuni, a cui pare essere facilmente soggetto. Si spera però che questo sfortunato trend si possa interrompere.

C’è poi Davide Calabria, il capitano. Prima dell’arrivo di Pioli sembrava ricalcare la carriera di De Sciglio. Un promettente inizio in prima squadra, le prime prestazioni tra luci ed ombre e qualche frettoloso fischio, sembravano accompagnare il giovane Davide all’uscita. Con Pioli invece, nelle tre stagioni precedenti a quella appena conclusa, ha compiuto solo progressi, trovando la porta con discreta continuità, spingendo, crossando e ritrovando persino il suo istinto da centrocampista, ruolo che ha ricoperto a lungo nelle giovanili, convergendo da destra e venendo dentro al campo. In economia la curva di crescita ad un certo punto si assesta e un pochino scende.

È quello che probabilmente è successo a Calabria, a cui tra l’altro un lungo infortunio la scorsa stagione non ha giovato. Nonostante sia il capitano, è uno di quegli elementi a cui San Siro non perdona nulla se non gioca al 110 percento. La crescita non può essere perpetua, probabilmente è rimasto poco margine di incremento prestazionale, ma può fare sicuramente meglio dell’ultimo campionato. Sarà importante però, mentre si tira a lucido per la nuova stagione, non bersagliarlo con critiche frettolose. L’aspetto psicologico per molti atleti è più importante di quello fisico. Avere la licenza di sbagliare, aiuta a sbagliare molto meno.

Tomori è arrivato nel gennaio 2021 in prestito dal Chelsea, dove faceva la muffa, per volere di Maldini, facendo così bene in rossonero che nella successiva sessione di mercato, quella estiva, è stato riscattato senza se e senza ma. In tempi recenti raramente la Società ha avuto così pochi dubbi. Anche per lui la crescita è stata esponenziale. A poco a poco è diventato un punto fermo della difesa. Gran fisico, forte di testa e grande velocità, in copertura gioca più sull’anticipo che sull’intervento salva risultato.

Questo fino a quando è riuscito a farlo. Nella stagione 2022/23 non si sa se inconsciamente o se per richiesta del tecnico, ha leggermente arretrato il suo raggio d’azione, divenendo l’ultimo baluardo prima di incontrare Maignan. Questo lo ha visto in sofferenza in molte occasioni nei confronti degli avanti avversari. Probabilmente è meglio restituirlo a una posizione che gli consenta anticipare le intenzioni degli attaccanti. È importante che la ricetta di gioco tenga contro degli ingredienti. In ogni caso a livello fisico è apparso in po’ scarico, la pausa estiva può restituirgli brillantezza, fondamentale per recuperare un buon rendimento, indipendentemente da quelli che saranno i suoi compiti.

Pierre Kalulu, è colui che insieme a Malick Thiaw ha i più ampi margini di crescita. Ha appena compiuto 23 anni, al Milan sta per iniziare la sua quarta stagione. È arrivato in punta di piedi, a parametro zero, nell’estate del 2020. Il dieci dicembre di quello stesso anno debutta in Europa League in maglia rossonera e, cosa ancor più importante, nel calcio professionistico. Tre giorni dopo debutta in Serie A contro il Parma e nella partita successiva, contro il Genoa, segna il suo primo gol.

Da subito ha lasciato intuire le sue ottime qualità tecniche, proponendosi come un terzino destro molto interessante, ma ancora da sgrossare. Forse il ruolo richiederebbe più corsa, mancanza a cui sopperisce con un ottimo posizionamento. E proprio il posizionamento sarà la sua fortuna. Perché quando si infortuna Simon Kjaer, nella stagione 2021/22, Pioli lo trasforma in centrale. Pierre formerà con Tomori una diga invalicabile, non uscirà più di squadra e Il Milan vincerà lo scudetto.

L’ultima la si può definire una stagione di assestamento, è uno dei giocatori più giovani, dopo il primo importante successo capita a molti di dover recuperare l’orientamento. Tornando a parlare di curva di rendimento, la sua è in crescita e lo sarà a ancora a lungo. Deve scrollarsi di dosso un campionato sottotono, tornando a lavorare come ha fatto fino a poco tempo fa, recuperando convinzione e fiducia. Forse alla sua età il doppio ruolo gli crea più dubbi che certezze, ma alla lunga sarà la sua forza. Il futuro è dalla sua parte.

Su Theo Hernandez ci soffermiamo brevemente. Quella tra lui e il Milan è lunga luna di miele che ancora perdura. Rendimento sempre altissimo da quando è arrivato. I ciclici momenti di calo fanno parte del gioco, uno come lui gioca tantissime partite tra club e nazionale, non può essere sempre al massimo. Inizia tra poche settimane la sua quinta stagione in rossonero, in questo arco di tempo ha saputo migliorare tantissimo in fase di copertura, dove era un po’ deficitario quando arrivò a Milano. In attacco, insieme a Leao, rappresenta la chiave di volta per scardinare difese avversarie. Se solo fa quello che ha fatto fino ad ora, non si potrà non essere soddisfatti di lui.

La fila delle alternative inizia da Alessandro Florenzi. Anche nel suo caso gli infortuni hanno avuto un ruolo determinante nell’ultimo campionato. Jolly di destra, dato che lo si può schierare non solo in difesa ma anche sul fronte di attacco, al bisogno è stato schierato anche sul lato opposto. È colui che insieme a Giroud e Kjaer può vantare la più lunga esperienza in campo internazionale. Dopo l’addio di Ibra, serve un nuovo totem nello spogliatoio e Florenzi, con la sua personalità, potrebbe assolvere alla perfezione il compito di mentore per i più giovani. Sarà indispensabile poterlo portare in panchina, pronto all’uso ma soprattutto a pronto a monitorare l’umore dello spogliatoio e, al bisogno, regolarlo.

Malick Thiaw è la grande speranza. Con i suoi quasi 22 anni, è troppo presto per promuoverlo a certezza, ci sono però molte buone sensazioni su di lui. Se la coppia Kalulu-Tomori fino a pochi mesi fa sembrava inseparabile, da quando Pioli nella seconda metà di stagione ha deciso di chiamarlo in causa, si è subito intuito che Thiaw era a pieno titolo in corsa per un posto da titolare. Gran colpitore di testa col suo metro e novantaquattro, si è spesso portato avanti su palla inattiva sfiorando il gol in più di una occasione.

Sa giocare a zona ma anche alla vecchia maniera, in marcatura, sia inserito in una difesa a tre che a quattro. Nonostante la sua fisicità è molto agile e veloce, l’intervento in chiusura è il suo pane. È stata l’unica vera nota lieta del mercato della scorsa stagione, la sua crescita non può che giovare al Milan. La concorrenza nella zona centrale della difesa, infatti, non potrà che spingere i tre pretendenti ai due posti disponibili a dare il meglio di sé.

La carta d’identità e un grave infortunio hanno fatto perdere qualche posizione a Simon Kjaer. E un po’ di ruggine nell’ultimo campionato l’ha messa in mostra. Se viene attaccato alle spalle va un po’ in difficoltà, ma bisogna sottolineare come il suo impiego intermittente non gli abbia consentito di ritrovare un buono stato di forma. Fare la preparazione da inizio campionato può solo fargli bene, anche se difficilmente sarà un titolarissimo la sua importanza non solo in ambito difesa ma in ambito spogliatoio è fuori discussione. Se saprà unire la forma al posizionamento e all’esperienza, qualità che non gli hanno mai fatto difetto, sarà ancora una pedina importante. Soprattutto l’Europa potrebbe essere il suo palcoscenico.

E infine Matteo Gabbia. Lui lo sa qual è il suo compito all’interno dell’orchestra. Non è un primo violino, ma è consapevole che nel corso di una stagione lunghissima, verrà il suo turno, come sempre. Quando viene chiamato in causa non solo si fa trovare pronto, come si dice di solito di chi gioca poco, ma sa rendersi utile oltre ogni aspettativa. È un giocatore ordinato, non troppo appariscente ma estremamente utile. È grazie anche a giocatori come lui che si costruisce una difensa robusta e una squadra vincente. Dopo tutti questi anni in rossonero l’esperienza non gli manca. il mister può tranquillo: non appena ci sarà bisogno, Matteo risponderà presente.

Milan: Mike Maignan (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)
Milan: Mike Maignan (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)

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