HomeNewsIbra vs. Lukaku: là dove porta la “lezione” di Marotta a Maldini

Ibra vs. Lukaku: là dove porta la “lezione” di Marotta a Maldini

Ibra contro Lukaku è stato (ed è) anche inevitabilmente Milan contro Inter. Sul campo, una gara chiusa ed equilibrata: fuori, probabilmente l’esperienza di Marotta è riuscita a spuntarla contro un Maldini che si è quasi mostrato più capitano, capobranco, che dirigente. “Pronti a difendere Ibra ad ogni costo”, sono state le sue parole. Giusto, se si pensa al concetto di squadra e di principio. Bello sentirlo dire da chi ha portato con onestà e professionalità la fascia da capitano del Milan scrivendone una buona fetta di storia. Rischioso, forse, ribadirlo davanti alle telecamere in quel modo. Perché se è vero che il cuore difende Ibra, razionalmente stiamo parlando di un episodio brutto da ogni punto di vista, un esempio da non seguire, uno spirito di odio e di poco rispetto che non ammette giustificazione alcuna. Chi accende la discussione non conta, chi prosegue o si difende non ha ragione. Le immagini, diventate virali sui social, parlano chiaro. Venti giocatori per separane due: non c’è nulla da difendere.

Parole. A parole, Marotta ha dato una sorta di “lezione” al Maldini dirigente che – da cuore rossonero – ha preferito chiudere la questione “riversando” le colpe sull’interista. “Anche noi dirigenti dobbiamo dare insegnamenti ai tesserati”, è stato il colpo da biliardo di Marotta. Poi è chiaro che il Milan, ad un certo punto, si è pure trovato a fronteggiare la questione razzismo, che ha quindi richiesto una presa di posizione decisa del club e anche dello stesso Ibra. Eppure nelle parole di Maldini manca (ancora) quella nota di furbizia e quella lungimiranza che solo i “calli” dell’esperienza gli potranno garantire. Insomma, il Milan ne esce sconfitto dal campo ma anche dal “contorno”. Maldini ha chiamato Ibra, Ibra ha parlato con Pioli: insieme hanno affrontato la squadra. Un percorso giusto, un punto di chiusura che resta interno, senza esposizioni. Sarebbe stato meglio procedere solo così, ma Maldini ha preferito anche la strada della pubblica protezione dei suoi. Un’arma a doppio taglio.

Conseguenze. Le conseguenze saranno chiaramente significative per entrambi i giocatori, chiamati a mostrarsi esempi di calcio e di vita. La questione non si chiuderà qui, probabilmente non si chiuderà mai del tutto vista la cassa di risonanza di un episodio del genere. La “leggerezza” di Maldini, ai microfoni di Sky, una volta vestita di consapevolezza, sara senz’altro servita per rendere ancora più nitida la strada da percorrere per crescere. Per i giocatori, per i dirigenti e per chi è coinvolto – ad ogni livello – nella guida della squadra.

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