“Fossi stato qui dal primo giorno avremmo vinto lo scudetto. Se rimango l’anno prossimo, lo vinceremo”. Mai banale, sempre con quella sana arroganza Zlatan Ibrahimovic nelle sue uscite. È il suo personaggio, è quello che si è costruito. Ed è anche grazie a questo suo sentirsi “Dio” che ha costruito quello che ha costruito. Ora però serve di più al Milan, ma anche a sé stesso. A Napoli è arrivata una prestazione incolore, che ha seguito le sue uscite vibranti. Prima erano arrivati due gol contro Lazio e Juventus, ma entrambi su rigore.
Vantaggio per entrambe le parti
Vero, sta riprendendo adesso la condizione, ma da Zlatan ci si aspetta sempre tanto, tutto. Ed è quello che si aspetta anche lui stesso perché è un perfezionista ed è nato da trascinatore. Inoltre, finendo la stagione da protagonista può cercare di far cambiare idea a Ralf Rangnick e Ivan Gazidis per l’anno prossimo e farsi confermare. “Non è più il mio Milan. È un’altra squadra, con un’altra dirigenza che fa le cose in maniera differente ed ha altri obiettivi” ripete Zlatan. Vero anche questo, ma il Milan è la piazza più importante nella quale finire la carriera.
A quasi 39 anni, le offerte dei top club non arrivano più come una volta ed è tornato dall’America proprio perché gli dicevano che era “troppo facile”, Zlatan dixit. Quindi sullo sfondo c’è solo il “suo” Hammarby, società di cui detiene il 50% delle quote. Non il modo migliore per terminare una carriera da “God”. Perciò il legame con il Milan, dev’essere win-win: lui deve aiutare i rossoneri ad arrivare quinti e il Milan a mantenerlo al top. Per farlo, forse, servono meno chiacchiere e più fatti.

